Alessandra PELLIZZARI, Faglie, Puntoacapo 2017

“Vi si colgono i corrugamenti che la tettonica e gli eventi catastrofici avvenuti nei secoli hanno inciso in territori confinanti o lontani e che gli uomini hanno patito e descritto secondo dolore e arte. Dai fiumi di Pompei e dalle grotte del Périgord, fino alle vicissitudini fluviali del Brenta, per esempio, giungono le spinte che governano interrogazione e scrittura. (…) La natura certo non viene mai a mancare, ma per così dire subisce un fuori fuoco di cui siamo pieni responsabili. Per questo, talvolta, sembra di udire una ribellione, quando Pellizzari gratta con unghie e polpastrelli la superficie delle rocce con una scrittura anch’essa ruvida come carta vetrata. E avverte orli e polveri che alimentano i crepuscoli (…)”

(dalla prefazione di Elio Grasso)

 

***

le tue ceneri

alle bocche di porto

strappate alla salsedine

vengono sospinte dalle vele affamate

verso poche braccia di terra

verde incosciente

 

sola

la calamita della bussola

riposa nell’urna

che rammemora la città degli addii, l’ombrosa Lugano

e la diaspora che si scriveva col sangue

sulle mani.

 

appena qualche battito d’ali sulle bricole affogate, ascolta,

ecco le voci di bambini, vibrano

inseguendo i silenzi dell’ora

 

lapidi come leggii macchiati

di muschio iridato:

resine, grumoli di papaveri, stelle, candelabri

che schiumano luci giallastre.

cipressi incastonati

parlano con pietre deposte da mani pietose

per i tracciati di ombre, vociferano

i fogliami, scorze di cortecce

luccica di sale

il marmo.

 

***

ho messo le parentesi invano

al tempo, sillabe ho deposto.

Ci aspettano inverni che la mano

cancella, bandiere che non conosco.

 

Strappi, violenze che s’inscrivono

in un triste confronto, chiaro, losco.

Burattini di un ordine vano

luminoso nel cemento/ bosco.

 

Vago scongiurare ciò che diviene

legge costante infarinata a dolore

acido di palpebre che intride

 

la parola infranta nelle vene.

Dalla parola nasce furore

che assapora il verso, e decide.

 

***

scorrono i verbi sul bordo ancora miniato, si disfano

virgole, niente rispecchia l’interiore affondato tra

conchiglie di morti fangose. Nuovi tropi abitano

lingue sconosciute, sulle anse s’incarna il senso

la memoria dorme sull’orizzonte del foglio.

 

Alessandra Pellizzari, nata a Verona, vive a Venezia. Storico dell’Arte e insegnante, ha pubblicato le seguenti raccolte: “Lettere a cera persa“, Lietocolle 2006, con prefazione di Andrea Zanzotto; “Intermittenze“, libro d’artista con una partitura di Saverio Tasca; 12 testi per l’antologia “12 poetesse italiane“, Nem 2007, “Mutamenti“, Campanotto Editore 2012.

E’ presente con alcuni testi nell’antologia “La mano scrive il suono“, Ed. Eikon, Bucarest, 2014.

 

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