Giovanni IBELLO, Turbative siderali, Terra d’Ulivi Edizioni, 2016

“Prende corpo dunque un linguaggio che vive nella tensione degli opposti, sospeso fra gli angoli acuti dell’asprezza (“la bocca ad asciugare la tua fica”) e i momenti in cui invece la dolcezza si fa estrema e totalizzante (“misuriamo le distanze coi respiri”), un linguaggio che scava in questa terra di nessuno con l’intenzione di renderla una terra nostra dove cercare una possibile realizzazione.”                                                

dalla postfazione di Francesco Tomada

 

Non scrivo di silenzio, ma di vuoto.

Scrivo dell’acqua mentre scola

in un reticolo di nodi e feritoie.

Perché è sempre un discorso

sul venire meno

sul recalcitrare delle ore,

la canzonatoria

delle parole.

 

Penso al mare sfigurato

dalle scie dei mercantili

cinesi.

 

*

Il tuorlo magmatico dell’alba

si sgretola nei cardi.

E’ questo il destino dei corpi:

le amnesie lunari

la lesione tellurica del buio.

Mai nessuno

ci ha chiesto di essere vivi.

 

*

E’ immorale

la bellezza che ci rende soli

e il silenzio più lungo

è sempre quello

che viene infranto

nel momento sbagliato.

 

“Lasciami andare”

mi hai detto.

“Lasciami andare.

Come si lasciano andare i morti”.

 

Giovanni IBELLO è nato a Napoli nel 1989. Laureato in giurisprudenza alla Federico II, lavora presso uno studio legale che si occupa di diritto civile. Dal 2012 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania (elenco pubblicisti). Scrive regolarmente di calcio, collabora con “Words Social Forum” e con il Blog di Poesia della RAI.

Turbative siderali è la sua opera prima.

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Michele Joshua MAGGINI, ESODO, ’round midnight edizioni, 2017

“Maggini traccia l’epica del poeta, quasi uno scavo archeologico nella sua figura, la ricerca di direzione, la necessità di religione, un credo in cui la poesia è preghiera, i santi somigliano più agli eroi, compagni di viaggio, dive e madonne carnali, padri sperduti, ritrovati (…) C’è ananke, rabbia santa, in quest’opera granitica, un talento indiscusso.”

dalla prefazione di Riccardo Frolloni                                                                             

 

 

In te vedo che ogni parvenza si sperde

di traccia umana e scompare.

Pure noi si è poco più che sgretolarsi di polvere.

 

Qui noi ombre ci cerchiamo per darci

una voce e non domandiamo perché una

mano ponga solo che fine.

**

Proemio II / Fine

 

L’Esodo è stato questo mare:

dal silenzio ai nomi,

dai nomi al silenzio.

 

E’ un passato che si frantima e si speza

tra le tempie. E’ un passato che ritorna e non si

[compie.

Mare, solo mare, solo questo significato. E’ stato

[questo

l’Esodo: essere il viaggio, dalla cellula al nulla

[dal nulla

al nucleo, da un nome all’altro

di ciascuno di voi, preparare la sconfita

perché noi ultimi siamo chi ricorda, siamo chi

[non avrà

capitolo ma una voce. Mare, solo mare (urla

[mare mare

mare fino a diventare mare). Vi canto,

muse mortali, come l’uomo fece a sua immagine

[e somiglianza la materia, i circuiti.

L’Esodo è pure un assedio ad una terra

promessa, è verbo che rimane verbo, verbo che

[infine si incarna

s’immateria e non è mare che ritorna in sé,

[persa la riva,

ma un presente che muore quando si rigenera.

 

“Se è un eroe, non tornerà.

Saprà che ogni terra è promessa”.

 

L’Esodo non è stato questo

perché è e non ha fine.

Michele Joshua Maggini è nato a Jesi nel 1996. Studia lettere moderne presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Collabora con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna e scrive per “Midnight”. Esodo è la sua opera prima, vincitrice del concorso “Poié – le parole sono importanti” di Gallipoli.