Nicola MANICARDI, Non so, i Quaderni del Bardo, 2018

“Questo libro si compone di poesie all’attacco e di poesie di meditazione di un autore sempre all’erta. Qui ci troviamo di fronte a un caso particolare. Un poeta educato che cerca la diseducazione. Per il quale ogni ora ogni diversa luce può essere un indizio di un percorso che può portare davvero molto “altrove” rispetto al suo inizio.”

dalla prefazione di Pier Damiano Ori

 

La meccanica del male

 

Indosso il sofferto

come se fosse un vestito da festa.

A volte mi chiamano papà

nel moto divento lui.

Lui sono io, che combatte con il vero

la farsa da primo mattino.

 

Non mi chiamano per nome

nelle ore in cui vivo a fuoco – la fatica

ma l’anagrafe attesta che sono qui.

Lui sono io, ringrazio l’assenza

tastandomi le rughe tatuate

ne leggo – che ho anche riso

la noto da quelle che escono dalla faccia.

 

*

 

Quando il silenzio

ha una sola voce

allora ci sei dentro.

 

Lo stillicidio di essere oggi

 

La strada è un ambulatorio.

Tutti con diversi mali

più grave del proprio è ancora da provare.

Al semaforo ci si prova la febbre

al pedonale si leggono referti

in prima pagina dei giornali.

Il dottore passa in visita a mattina e sera

la suora lo accompagna scortata da un avvocato

mandato da un commissario

in questo suolo sotto sequestro.

(avviso per le puerpere: il latte è finito, c’è solo polvere).

 

Almeno cinque minuti d’aria

 

Sui lavori in corso del tuo viso

una ruga scende troppo.

Spostando l’indice

dalle gote alla tempia

la carreggiata è ora transitabile

sopra l’arco palatino

si ampia lo spazio

della bocca che accenna un sorriso

togliti gli occhiali da sole.

 

Nicola Manicardi è nato nel 1972 a Modena, città dove tutt’ora vive. Di formazione scientifica, grande lettore, nutre la passione per la letteratura e per la poesia sin dall’infanzia. Suoi versi sono stati pubblicati in antologie e la sua prima raccolta di poesie , Periplo”, è uscita nel 2015.

 

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Giulia MARTINI, Coppie minime, InternoPoesia, 2018

Coppie minime di Giulia Martini, una delle voci più sapienti e originali tra i giovani poeti nati negli anni ’90, consegna al lettore una folgorante prova di maturità stilistica e linguistica, riflesso di un’approfondita consapevolezza dello spazio vitale entro cui il corpo, le relazioni e lo sguardo si sono formati e hanno assunto una propria, precisa, dimensione. “La ricerca espressiva di questo libro è piena di movimenti che dalla lingua puntano alla sua ombra, o comunque lavorano in un’intercapedine tra la cosa effettivamente detta e quella a cui, anche con residuati di surrealismo freudiano, si stava – forse con maggior precisione – pensando”. (dalla prefazione di Francesco Vasarri)

 

 

 

(Mt 4, 1-4)

Ti prendo per lacerti in questi giorni

di magra, di magnificat.

Mi mitigo

il tuo deserto con moti per luogo –

diverto ogni tuo niente in desinente

di caso e numero, nome persona

e tempo nel verbo,

se è vero il Verbo

che non di solo pane vivrà l’uomo

ma d’ogni dïavolo di parola.

 

(E così via, e così via dicendo).

 

Giulia Martini è nata a Pistoia e vive a Firenze, dove si è laureata in Letteratura italiana contemporanea con una tesi su Pigre divinità e pigra sorte di Patrizia Cavalli (Einaudi 2006). Ha esordito nel 2015 raccogliendo trentotto componimenti sotto il titolo Manuale d’Istruzioni (Gruppo Albatros Il Filo). Sue poesie sono state pubblicate sulle riviste «Poesia» e «Gradiva» e sulle antologie Secolo donna 2017: Almanacco di poesia italiana al femminile (Macabor 2017) e Un verde più nuovo dell’erba. Poetesse Millennial degli anni 90 (LietoColle 2018). A giugno 2018 è uscita la sua seconda raccolta di testi poetici, Coppie minime (Interno Poesia).

Eliza Macadan – Un inedito

Venezia è una donna
che una volta dava a tutti
l’amore e la sifilide
ai disperati il cianuro
all’odor d’incenso
e ai poeti l’intermezzo
da un plumbeo cielo londinese
all’eden di Ellada grezzo
andava scalza a lavare
nei canali umori
di feroci notti senza fine
ora salita sui suoi tacchi
da una borsa di puttana
un po’ cosmopolita
estrae l’accendino rubato
in un albergo a cinque stelle
alza lo sguardo blu
schiarito questi evi
accende il Campanile
fuma tre nuvole di passaggio
poi tutto spegne
è un ardore un rumore
che galleggia al largo
ma chiusi sono tutti i porti
qui si arriva e si parte
solo morti