Guarracinismi tra antico e odierno

Di poche e minime cose ha bisogno per far poesia, Ernesto Ciorra: ha bisogno di incontri e presenze, anche occasionali, di familiari, amici e conoscenti, di sogni e bisogni, di ricordi e speranze. Una poesia esistenziale, dunque, fatta di attimi e dettagli: la vita come alimento e fonte di ispirazione primaria, nel cui teatro figure familiari essenziali stagliano e armonizzano la loro “domestica meraviglia” con molti altri (donne, uomini e perfino animali), componendo un universo via via più vasto in una rappresentazione con al suo centro la figura del poeta “mendicante d’amore” proteso ad incarnare un modello del tutto atipico, quello di “puer ingenuus” e insieme di manager illuminato, che all’interno del mondo del lavoro porta un’etica assolutamente diversa fatta di efficientismo e al tempo stesso di disposizione filantropica e altruistica. Il tutto su scenari paesaggistici quanto mai vasti e dai confini dilatati, luoghi dell’anima e della mente (Roma, Milano coi navigli, i laghi lombardi) ma anche luoghi dell’impegno e del lavoro (il fiordo norvegese di Hardanger, New York, San Francisco, Los Angeles, la Russia).

 

È così che Ciorra si riscatta dal grigiore e dalla ripetitività delle sue mansioni di imprenditore: attraverso la scrittura, condensata in un libro dal titolo emblematico, Il pane dei sogni ( NewPress, Como 2017), come esperienza di un atteggiamento etico, incurante di oscillare tra parlato e aulicità nell’elaborare un proprio peculiare modo di intendere i rapporti con gli altri.

Senza cioè rinunciare all’immediatezza e sincerità emozionale, nella messa in gioco di sé, di fronte al miracolo dell’esistenza, bella o amara che sia, allo stupore “per i colori  del tramonto, dell’alba e della vita”, e nello stesso tempo costruirsi intorno una comunità di spiriti fraterni, una sorta di “social catena”, da coinvolgere nell’”incendio” valoriale della propria vita al servizio della collettività (dal ruolo di Direttore Innovazione e Sostenibilità del Gruppo Enel).

Allineando una galleria di figure, tra le quali trovano spazio poeti (Sandro Penna, Alda Merini, Lorenzo Mullon), ma anche attori, dirigenti d’azienda, marginali e disperati, e soprattutto loro, la Madre, il Padre, la moglie Barbara, i Figli, tutti i perni insomma della sua vita: non manca, nemmeno Dio. Tutto all’insegna di un sentimento dichiarato con il candore di chi mira alla sostanza più che al galateo espressivo.

Accomiatandosi, in un ultima menzione di tutti i volti incontrati e delle grazie ricevute nel cammino, Ciorra ci congeda con un viatico e un’esortazione: “lascia che il pane dei sogni cada / per terra e che possa sfamare / la solitudine”. Una grande lezione, davvero.

 

 

*****

Canto senegalese a Lampedusa – “Mare mare /fammi passare //Il mare è aperto /come il deserto /quando è piatto /ci puoi camminare //Il mare cambia /come cambia il vento /ma è il terzo giorno /e non si vuole calmare // Mare mare mare /fammi passare //C’è un’isola – hanno detto – /in mezzo al mare /la luna ci vuole accompagnare //Luna luna /portami fortuna /terra terra /non m’ingannare //Mamma, oh mamma! /Il mare è grande /- tu me lo dicevi -/ma indietro non posso tornare //Mamma mamma /il mare è fondo /ma ora piglia sonno /c’è un’isola – hanno detto – in mezzo al mare /la luna è grande /e ci vuole accompagnare /piglia sonno e non mi pensare. //Mare mare fammi passare /indietro non posso tornare. //Indietro non posso tornare!” (Corrado Calabrò, Quinta dimensione, Mondadori 2018)

 

*****

Dal mare ai laghi – “DI LEGNO E DI CARTA” si intitola la mostra che si inaugura sabato 20 luglio al Museo della tornitura del legno, in via Vittorio Veneto, a Pettenasco (No), un paesino situato sulle rive del Lago d’Orta, un paradiso di azzurro e verde, dove si possono ammirare le opere delle artiste Sissi Sardone e Donatella Strada fino al 14 settembre. Nello spazio poi del Brunitoio, a Panizza di Ghiffa, una straordinaria mostra, curata da Vera Agosti, di Franco Rognoni, di cui mi piace ricordare una puntasecca dall’atmosfera viennese, dedicata a una figura misteriosa e maligna, una femme fatale, che ritroviamo in una poesia di Roberto Sanesi, Interacte.

 

 

Vincenzo GUARRACINO, poeta, critico letterario e d’arte, traduttore, è nato a Ceraso (SA) nel 1948 e vive a Como.

Ha pubblicato, in poesia, le raccolte Gli gnomi del verso (1979), Dieci inverni (1989), Grilli e spilli (1998), Una visione elementare (2005); Nel nome del Padre (2008); Ballate di attese e di nulla (2010).

Per la saggistica, ha pubblicato Guida alla lettura di Verga (1986), Guida alla lettura di Leopardi (1987 e 1998) e le edizioni critiche di opere di Giovanni Verga (I Malavoglia, 1989, Mastro-don Gesualdo, 1990, Novelle, 1991) e di Giacomo Leopardi (Diario del primo amore e altre prose autobiografiche, 1998).

Oltre ciò, l’edizione dell’autografo comasco dell’Appressamento della morte (1993 e 1998), e l’antologia Giacomo Leopardi. Canti e Pensieri, 2005.

Ha inoltre curato il carteggio Leopardi-Ranieri (Addio, anima mia, 2003), il romanzo di Antonio Ranieri, Ginevra o l’orfana della Nunziata (2006), le novelle milanesi di Verga Per le vie, 2008, Libro delle preghiere muliebri di Vittorio Imbriani (2009) e Amori di Carlo Dossi (2010).

Ha curato le traduzioni dei Lirici greci (1991 e 2009), dei Poeti latini (1993), dei Carmi di Catullo (1986 e 2005), dei Versi aurei di Pitagora (1988 e 2005), dei versi latini di A.Rimbaud, Tu vates eris (1988), dei Canti Spirituali di Ildegarda di Bingen (1996), del Poema sulla Natura di Parmenide (2006) e l’antologia Poeti Latini cristiani dei primi secoli (2017).

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s