PAVESE OGGI

Riparlare di Cesare Pavese (1908-1950), narratore poeta e dirigente editoriale, come e partendo da dove?

A settant’anni dalla scomparsa, vale forse la pena iniziare proprio dalla fine, dalle parole vergate su una pagina dei Dialoghi con Leucò, all’alba del suicidio il 27 agosto 1950, e dall’ultima annotazione del diario, Il mestiere di vivere, in data 18 dello stesso mese.

Dice il messaggio sui Dialoghi: “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”. La nota del diario, a sua volta, precisa: “Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più”.

Cosa rivela questo? Rivela un rapporto conflittuale con il mondo, giunto a una drammatica conclusione: un rapporto che vede inconciliabili io e mondo, individuo e società. È l’ammissione di una reciproca incapacità di capire, di una volontà di non accettare la vita così com’è, di una sensazione netta di rifiuto, di un “dolore” imposto come una brutale condanna, e del timore di un’inappellabile definitiva incomprensione.

Ma chi è realmente Pavese, dall’esperienza intellettuale ed esistenziale così singolare da assurgere addirittura a simbolo di una generazione, quella che tra fascismo, guerra e dopoguerra ha vissuto una crisi di valori oggi difficilmente immaginabile, fino ad incarnare l’incapacità stessa di rapportarsi agli altri al di là di pregiudizi e ideologie?

Proviamo a rileggere il saggio dal titolo molto significativo, Ritorno all’uomo, scritto nel maggio del 1945: “Da anni tendiamo l’orecchio alle nuove parole. Da anni percepiamo i sussulti e i balbettii delle creature nuove e cogliamo in noi stessi e nelle voci soffocate di questo nostro paese come un tepido fiato di nascite. Ma pochi libri italiani ci riuscì di leggere nelle giornate chiassose dell’èra fascista, in quella assurda vita disoccupata e contratta che ci toccò condurre allora, e più che libri conoscemmo uomini, conoscemmo la carne e il sangue da cui nascono i libri… Noi adesso sappiamo in che senso ci tocca lavorare. I cenni dispersi che negli anni bui raccoglievamo dalla voce di un amico, di una lettura, da qualche gioia e da molto dolore, si son ora composti in un chiaro discorso e in una certa promessa. E il discorso è questo, che noi non andremo verso il popolo… Andremo se mai verso l’uomo. Perché questo è l’ostacolo, la crosta da rompere: la solitudine dell’uomo. Di noi, degli altri… Parlare. Le parole sono il nostro mestiere”.

La parabola di Pavese, intellettuale e uomo, è tutta qui, in questa esigenza di parlare a uomini di fatti umani, in questa esigenza di ricuperare attraverso la scrittura il senso di una solidarietà distrutta dalla guerra e di riannodare il filo spezzato con la vita, con cose vive e concrete, con i problemi di tutti, in armonia con tutti.

Chi pensa a Pavese, oggi, pensa proprio a questo nodo essenziale della sua vita, al bisogno di “ritornare all’uomo”, di ricuperare il sapore delle cose vive e concrete, delle parole “semplici”, raccontandouomini inquieti e tormentati, oltre la crosta di solitudine e di incomprensione, oltre la siepe, che mortifica ogni slancio verso gli altri: è qui la ragione della forma dei suoi testi, che trovano nella poesia della raccoltaLavorare stancail loro primo esempio, il loro “stile”.Uno “stile” che dal racconto va verso una rappresentazione, una “messa in scena” di sé in uno spazio di drammatica “simbolicità e leggerezza”.

È per questo che va salutata con grande entusiasmo la sua riedizione, avvenuta da poco presso Passigli, a cura di Fabrizio Dall’Aglio: proprio per averci riproposto quest’ultimo volto di Pavese, in una riedizione che se riprende la prima del 1936, la arricchisce con poesie espunte dalla prima per ragioni di censura e soprattutto conle altre scritte e pubblicate successivamente nel ‘47 (La terra e la morte), assieme a due importanti discorsi critici (Il Mestiere di poeta e A proposito di certe poesie non ancora scritte) e alla riorganizzazione complessiva quanto mai interessante per comprendere il mondo complesso di un Autore che oggi più che mai reclama di essere ri-conosciuto.

VINCENZO GUARRACINO

Cesare Pavese

LAVORARE STANCA E ALTRE POESIE

A cura di Fabrizio Dall’Aglio, con prefazione di Bruno Quaranta

Passigli Editori, Firenze 2021

One thought on “PAVESE OGGI

  1. Pingback: PAVESE OGGI | in LimesLettere – Il pensiero di Emanuele Severino nella sua "regale solitudine" rispetto all'intero pensiero contemporaneo

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s