FESTIVAL “ANGELI NEL CIELO DEL CILENTO” – FORZA DELLA POESIA

Spazia libero nell’anima / l’universo di ogni poesia / creando emozioni immense / e immenso amore, nell’immaginario / della fantasia” (Gaetano TOZZO)

ANGELI NEL CIELO DEL CILENTO

Poesie per un Festival campestre

Era nato da un’idea semplice ma esaltante: portare la Poesia in un ambiente che più campestre, “georgico”, di così non si sarebbe potuto immaginare: a Ceraso, in un Comune del Cilento, a ridosso di Elea, tra genti abituate da sempre, da millenni, a fare i conti con la dura vita dei campi, a seguire i ritmi di una natura non sempre generosa piuttosto che con le alate parole della Cultura libresca.

Questo era avvenuto per la tenacia di un gruppo di ardimentosi, all’insegna dell’Associazione culturale IL GIARDINO DEI CILIEGI, che annoverava Clara Schiavone (presidente), Emilio Buonomo, Francesco Esposito, Giuseppe Maiese, Aniello Aloia (segretario)

Come le api di Aristeo

Non c’è un filo conduttore, naturalmente: non l’abbiamo voluto in partenza, per una questione di libertà e di rispetto. Un Concorso di poesia, benché inscritto all’interno di un Festival come il nostro, che pure un titolo e un argomento ce l’ha, eccome!, non può e non vuole porre degli argini tematici impegnativi.

Di materia per riflettere ce n’è comunque abbastanza e a ben vedere ci si accorge che alcune tematiche forti accomunano i testi dei tanti partecipanti (molti, sorprendentemente, quasi un centinaio, provenienti da tutta l’Italia e una addirittura dell’estero), a conferma del fatto che la poesia ha sue leggi proprie e misteriose che fanno ritrovare i suoi praticanti, i suoi “adepti”, quasi per naturale e istintiva elezione: come dire che le parole della forza del sentimento e della Bellezza “volano” (e continueranno a farlo, è questo il nostro auspicio, almeno) a incontrarsi istintivamente tra loro, come Angeli, come “messaggeri”, nel cielo del Cilento o come le api di Aristeo, quello del libro IV delle Georgiche virgiliane, a formare il corpo misterioso della poesia, a dispetto di un mortificante panorama circostante di inefficienze e disvalori.

Adepti e “messaggeri che hanno accettato di “esporsi” e offrirsi a un Pubblico a volte perfino ingenuo quale può essere quello di paesi e frazioni (come Santa Barbara, San Biase, Massascusa, Petrosa, Metoio e buon ultimo Ceraso, il capoluogo) dove mai un siffatto Messaggio era stato prima proposto.

Si va dunque dall’effusione dei bisogni più profondi dello spirito, nel segno del Sacro o dell’Arte (Nel mistero ti cerco, di Emilia Fragomeni, Arie per un sogno di Lucetta Frisa, Cappella sulla vetta di Antonio Puglia, Sei…Arte di Caterina Sarti), all’estatica contemplazione paesaggistica (La luna del giorno di Giuliana Guzzon, Allegria primaverile di Rosanna Milano Migliarini), dall’abbandono elegiaco (Lo zio di campagna di Giovanni Capponi, Mio padre e Elegia di Anna Laurenzana Del Giudice, Sfogliando i ricordi e Pasqua di Leda Panzone Natale, Nostalgia di Carmine Pecoraro), all’interrogazione inquieta della propria identità e specificità attraverso l’anamnesi delle stagioni interiori del vivere e del vissuto (File solitarie di Marosia Castaldi, Fu solo un’esperienza di Curzia Ferrari, Le mie verità di Lena Maltempi, Mitologie private di Daniela Raimondi, Tutto il tempo che non è venuto di Margherita Rimi, Sere di Emilio Russo, Donna di Antonietta Tafuri), dalla densità epigrammatica (Piccole vicende di Enrica Paola Musio, Secondi passi di Salvatore Polito, Ecografia di Carlo Stasi), all’acre punta dell’indignatio nutrita di fiera passione civile (Ingenuo di Carmelina Altamura, Artiglio quest’amara di Tiberio Crivellaro, Cimiteri alleati di Renzo Vassalluzzo), e alla calda sollecitudine sociale (Vitaliy Yuzkov, nativo dell’Ucraina di Salvatore Carbone, E’ in arrivo sul secondo binario di Emilio Di Stefano, Cilindàna di Giuseppe Magliano), fino all’evocazione fantastica e visionaria, all’incubo o al sogno ad occhi aperti (Uomini a testa in giù di Marosia Castaldi, Fantasia di Mario Testa).

Ce n’è d’avanzo per poter dire che si tratta di un campionario, non soltanto tematico, molto ben rappresentativo del caleidoscopico mondo della poesia contemporanea. Non soltanto tematico, dicevo. Anche a livello stilistico, infatti, risultano ben rappresentate le tendenze più valide dell’odierno poetare: accanto a una scrittura rigorosamente tradizionale, memore dei “padri” nobili del Novecento, c’è anche (benché non ostentata ed esasperata) la ricerca di nuove armoniche, più moderne, metonimicamente debitrici della lezione dell’Avanguardia o comunque corrispondenti alle esigenze espressive del sentimento di ciascun poeta.

Ceraso, settembre 2007 – maggio 2020

di Vincenzo GUARRACINO

CAPOVOLTI… ovvero un alfabeto alla rovescia

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Diventare ciò che veramente siamo, è un processo lungo e faticoso che richiede costanza e generosità, fatica e ricerca di sé. Il cammino può subire delle interruzioni desiderate oppure dettate da strane circostanze esterne che ci impongono di fermarci. Non sempre però l’arresto, lo stop è sinonimo di immobilità… almeno non dal punto di vista dell’apprendimento, della ricerca, del dare un senso autentico alle nostre vite.

Da maestre ci siamo ritrovate da un giorno all’altro in un punto zero… Improvvisamente siamo diventate insegnanti senza bambini, senza classe, senza scuola, senza colleghe. Dapprima, ricordo bene, abbiamo vissuto un attimo di sgomento poi spinte dall’amore per il nostro mestiere, abbiamo cercato di raggrupparci, di ricreare l’unità, di rimetterci al lavoro.

All’inizio abbiamo cercato spiegazioni, abbiamo fatto di tutto per dare un valore al lockdown e poi, abbiamo deciso di accogliere lo “Zero” e partire proprio da esso per chiarire anche ai nostri piccoli alunni e ai figli l’essenza delle nostre paure, delle nostre preoccupazioni. Così, senza sforzi e senza fretta abbiamo accettato la nostra realtà che sembrava capovolta e abbiamo cominciato a scrivere.  Giorno dopo giorno un testo coeso si rendeva concreto sempre più e le nostre sere si riempivano di risate e di una bella condivisione, di parole e silenzi che rispecchiavano le nostre più belle speranze.

Vi presentiamo questo libro, frutto di un sogno, vi regaliamo tutte le nostre intenzioni più belle, stese su queste pagine e v’invitiamo ad aiutare chi ci aiuta leggendolo ai bambini, ai genitori, ai nonni, zii e zie, a conoscenti e amici che hanno trovato la pazienza di aspettare, che hanno nutrito la speranza di un nuovo inizio.

Cristina Marginean

MARIA ANTONIETTA VIERO da Viaggio di una foglia

PREGHIERA

“Padre mio, che sei nei cieli, donne-moi un petit morceau de père chaque jour”.

“Padre mio, che sei nei cieli, dammi oggi il mio pane quotidiano…”.

 

Padre, datti a me un pezzettino al giorno.

E come viandante peregrino in strada

di sogno va,

e come bimbo frettoloso apre

la pagina al vento,

e si scompigliano le lettere,

e sollevano piano il disegno ricamo

con filo dorato

 bagliore di luce al ritorno

 del sole allo specchio.

E danzano nell’aria le lettere

al tremore che fioca la luce acerbe

 ballerine sulle punte dimentiche

e libere come lucciole rapiscono

lo sguardo

come astri lontani indicano la via

come cicaleccio confuso ricordano le donne al mercato

così lasciano in custodia incustodita,

e bianca ritrovano

la pagina all’ascolto di chi ancora

 osa il rischio dell’udire.

 

Maria Antonietta Viero, nata a Breganze (Vicenza), vive e lavora a Padova. Dottore in filosofia, è stata campionessa d’Italia di pallacanestro e mannequin d’importanti stilisti italiani. Attualmente svolge la sua attività nel settore della moda, con un suo show room a Padova. Ha in corso da anni l’itinerario cifrematico a Milano. Presso Spirali sono usciti il romanzo, La ballata del Moro Canossa (2000) e i racconti pubblicati nelle riviste “La cifra” e “Il secondo rinascimento”.

Di imminente uscita Viaggio di una foglia, una sorta di “romanzo familiare”, che ripercorre in modo creativo la sua esperienza di vita e di ricerca.

 

(testo proposto da Vincenzo Guarracino)

Angelo GACCIONE – L’INCENDIO DI ROCCABRUNA, Di Felice Edizioni, 2019

“Dove avete trovato una storia così inverosimile?”

Nel centro della terra, signori”.

 

 

 

 

 

“Ambientati in un vero paese calabrese, ma dal nome inventato di Roccabruna, questi racconti però, di fatti atroci e truci (storie di briganti, di vendette, di soprusi, di follie, di ignoranza, di abusi e misfatti del potere, di fanatismi religiosi…), sembrano, per la loro “estremità”, per il loro affollamento o concentrazione di male, rovesciarsi da una verisimiglianza a una inverisimiglianza, dalla realtà alla irrealtà, dalla storia alla favola. Ma se nella favola, come nel più angosciante sogno, alla fine tutto si risolve per il meglio e il rite de sortie del narrante riporta al risveglio, alla realtà liberatoria, qui – proprio perché non siamo nell’ambito della favola – il narratore non opera nessun rito di uscita: eravamo e siamo nell’ambito della realtà, della storia…”

(dall’introduzione di Vincenzo Consolo)

 

L’incendio di Roccabruna contiene quindici racconti uniti da un filo conduttore robusto: l’ingiustizia e il dolore in un paese della Calabria presentato con un nome fittizio (Roccabruna), ma che più calabrese di così non potrebbe essere. Ed è questo filo conduttore che fa del libro non una semplice raccolta di racconti ma un mondo narrativo compatto. Gaccione è ossessionato dal male, non dal male metafisico, ma da quello che emerge da concrete situazioni storiche. I suoi personaggi sarebbero piaciuti a Stendhal, il più mediterraneo degli scrittori francesi. E talvolta si ha veramente l’impressione di leggere il seguito di Cronache italiane…”

(dalla postfazione di Giuseppe Bonura)

 

Angelo Gaccione

L’incendio di Roccabruna 

Pagg. 120 € 12,00

Di Felice Edizioni 2019

 

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