Balbettìo prima dello stupore muto

Balbettìo prima dello stupore muto                                                        

 

una rilucenza è l’aria

fuga di nuvole    seccume d’erba

a implorare le coppe del cielo

una grotta carsica

capovolta in campanile-sfida

a squarciare l’azzurro

 

inciampo di piccole case bianche

con le nostre piccole vite

fiori di droga triste

sui fianchi di monti-sentinella

come visi oscurati    senza sguardo

 

un presagio di    lampi è l’aria

suoni secchi di grandine

già vicino l’autunno    il cuore stanco

il lago assetato

 

correnti pellegrine

soffiano piano sui rami

lanciano in alto note d’arpa

perché prendano consistenza

i fili che tengono fisse le stelle

 

noi siamo a valle

sedimenti del tempo    soffi di voce

i tetti vibrano appena

all’ombra di chiome rosse

(ma noi abbiamo il potere

di riscaldare l’aria con l’amore

fino a calor bianco)

e questa luce

che sommerge d’ipercromia

e il nitore di neve sulle cime

fremito d’angeli nascosti

mentre gli alberi tengono il conto dei giorni

ecco un oggi-frutto    un domani-gemma

i tanti ieri-foglie cadute

(le nervature replicheranno in terra

il loro stampo invisibile)

 

mentre arrossa la montagna

batte il cuore del mondo

l’aria schiumeggia nel torrente

sembra dipinta

  (da Tre valli, uno sguardo, di Elio Scarciglia, Terra d’ulivi Edizioni, 2016)

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Elio Scarciglia: Tre valli, uno sguardo, Terra d’ulivi Edizioni, 2016

copertina-elio“(…) Ho voluto accanto alcuni amici, presenti con i loro testi, nella prefazione, all’inizio delle sezioni e alla fine di quest’opera; l’interno del libro rimane appositamente senza parole poiché il silenzio della montagna e dei suoi boschi è un tacere composto dai suoni e dai rumori della natura stessa.”

Elio Scarciglia

 

“(…) Saremmo quasi indotti a credere di essere stanchi della complessità del nostro tempo, dei ghirigori sconfinati degli hinterland, delle province di calcestruzzi e plastiche e laminati. E proprio nessuno potrebbe darci torto. Ma non è ciò che Elio Scarciglia ci ha detto. in questi cortilli come nelle pietre squadrate dei muri, nelle rare grottesche, nell’intervallo tra radure e boschi, tra sorgenti e alvei, c’è il segno di saperi tanto ribaditi quanto quelli apparentemente lievi e lirici degli elementi. Tra aria e acqua, tra pietra e luce, senza possibilità di equivoci, ci sono erudizione, eredità e tecnica. Esattamente come nella camera oscura che le ha fatte rivivere”.

dalla prefazione di Marco Conti

 

Eredità

(…) noi siamo a valle

sedimenti del tempo  soffi di voce

i tetti vibrano appena

all’ombra di chiome rosse

(ma noi abbiamo il potere

di riscaldare l’aria con l’amore

fino a calor bianco)

e questa luce

che sommerge d’ipercromia

e il nitore di neve sulle cime

fremito d’angeli nascosti

mentre gli alberi tengono il conto dei giorni

ecco un oggi-frutto  un domani-gemma

i tanti ieri-foglie cadute

 

(le nervature replicheranno in terra

Il loro stampo invisibile)

 

mentre arrossa la montagna

batte il cuore del mondo

l’aria schiumeggia  nel torrente

sembra dipinta

Annamaria Ferramosca