Tre inediti – Franco Antonio Canavesio

Schietti e sottili

© Martha Nieuwenhuijs

i muscoli danzanti

diverso l’incedere in sogno

senza meta

dal passo regolato del giorno.

Come sull’erba

anche tra le pietre

senza ostacoli, senza fatica

la discesa a rotta di collo.

 

Acqua verde, aria verde

con le piante, senza scarpe

i figli dei contadini

sognavano sui prati di marzo

anche di giorno.

 

Tra i figli della notte

io corro, a braccia larghe
senza sentiero, senza traccia.

Al risveglio stupisco

di tanta leggerezza

di tanto spazio.

Corro

*

Non dirmi se eri vera, chi tra le tante

tu che appari, nel sonno

quando l’occhio vede senza filtri

senza affanno.

Talvolta scavalco quel limite d’argento

riduco la distanza dal bordo

l’incontro è di luce col tuo corpo

e vera, alle dita e agli occhi

terrena e risorta, sei fatta di carne.

Le porte del tempo

 

*

Un inverno

di grigi stagnanti

le solite vetrine

cianfrusaglie da due soldi.

A costo zero

quattro passi rivamare

i gabbiani

confusi con le onde.

Nel dehor la primavera

già stampata sui cuscini,

dietro il vetro dei limoni

tu fiorita, al tavolino.

Bassa stagione

 

Franco Antonio Canavesio – mezzo veneziano e per l’altra metà sabaudo, ingegnere prestato alla poesia, ama l’arte figurativa, la musica e il canto. Ha ottenuto lusinghieri successi in numerosi Concorsi Nazionali di Poesia, tra cui due primi premi nel 2016 e 2018. Suoi versi compaiono in numerose antologie e sono ospitati regolarmente sul foglio di poesia torinese AmadoMio, curato da Luca Borrione e Marcello Croce. Fresco di stampa, l’ultimo volume, catalogo della Mostra L’anima Sognante, vede le sue poesie affiancate ai dipinti dell’artista Martha Nieuwenhuijs, un sodalizio consolidato sin dalla precedente pubblicazione Canti e Incanti, edita nel 2015.  Di prossima pubblicazione la sua raccolta intitolata  Il custode del giardino.

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Daniela PERICONE, Distratte le mani, Coup d’idée, 2017

“Si attraversano così le pagine di questo libro, ci si muove negli spazi e nelle architetture di versi e di testi entro cui i fonemi si richiamano tra di loro, i concetti s’accampano per variazioni di suono e virate d’idee, e questo in presenza di una rattenuta tensione, di una prossimità vertiginosa (e, appunto, coraggiosa) alla fiamma e al magma, di una contiguità al pericolo e al precipizio. (…) Lontanissima dalle retoriche intorno al corpo o alla femminilità, così come da quelle confessionali e psicologistiche, la poetessa reggina continua una ricerca esigente con sé stessa e con il lettore, attenta ai valori della lingua e alla sua capacità pressoché inesauribile di generare senso, ma anche di farlo deflagrare (…)”.

dalla postfazione di Antonio Devicienti

 

 

La luna

è l’occhio del ciclone

al punto esatto di fusione

elianti trasmutati in asfodeli

esorbitano a sciami

scontornano

il candore di fiamma

che l’imbianca

lascivia di mille occhi

disumani che stringe a sé

strappando il primato al sole

– le onde di attrazione

stremano più del fuoco.

 

***

 

ora vado a sparire, vi lascio dire fare

parlare, mi lascio stordire, voi lasciatemi

stare, io per me non sono niente, né voi

siete niente niente per me – un treno

m’è caduto ai piedi, no sono io caduta

da un treno, io ho deragliato, ho tirato

su il fiato, su l’ho tirato, giù mi tiro

giù, fuori tiro da tutti, fuori da tutti i furori

fuori di me fuori

 

***

 

Cammini quieto ai ritorni

che portano in seno

una sola tristezza, di fiume

che vegli lontano. Ascolta,

non è strano che dicano inverni

dispersi nel buio i lampioni

le foglie – consola sostare al di qua

degli sguardi, e andare placati

e oscurarsi – a pochi è data fortuna

di uguali parole, un dono la neve

nel cupo dei suoni – breve carezza

che salda al silenzio per quanto

ne dolga l’assenza. Poi l’ombra oscilla

una mano da un luogo non dentro

non fuori – soffitto alle fughe

sempre lì dove in raffiche

piove un tepore se tremo

a un richiamo mio tuo.

 

Daniele Pericone è nata nel 1961 a Reggio Calabria. Ha pubblicato “Passo di giaguaro”, Edizioni Il Gabbiano 2000, “Aria di ventura”, Book Editore 2005, “Il caso e la ragione”, Book Editore 2010, “L’inciampo”, L’arcolaio 2015 e “Distratte le mani”, Coup d’idée Edizioni 2017.  Cura eventi culturali, è autrice e interprete di letture sceniche, collabora con riviste di cultura e letteratura. Alcune sue poesie tratte da “L’inciampo” sono state tradotte in  romeno e pubblicate nella rivista “Poezia” di Iasi (Romania). Daniela Pericone è tra i 22 poeti pubblicati nel volume antologico “Lido” – poezie italiană contemporană, uscito nel 2018 presso Editura Eikon di Bucarest.

Amedeo ANELLI, Neve pensata, Mursia, 2017

“Con un grande flash della discrezione, fuori da ogni frequentazione dell’ostentato presenziare, Anelli dà fiato a questa sintesi: una visione in filigrana, dove la coralità dei saperi interagisce con i livelli possibili di lettura dei suoi testi. Viene data voce al silenzio e reso visibile un panorama dei colori, si prosciuga disegnando con matita bianca su cielo grigio, cantando con la voce del rigore una natura esposta come una rete ad asciugare al vento”.

Notturno

La neve turbina

nel buio.

E’ un ticchettio

che accarezza

le foglie.

 

Un bianco

che non illumina,

solo l’accoglie

dall’alto

una luce di lampione.

 

Ma il mondo terribile

è quaggiù

poltiglia e gelo

e sordo rumore

di un ramo

che si spezza.

 

Sotto il peso

la terra risponde

 

soffice neve

brezza e sotto ghiaccio.

 

Non tornerà più!

 

Un brivido corre

lungo la schiena.

 

Non tornerà più!

 

Ma la pena ci soccorre

costante raggio

 

sotto un faggio

spunta un ciuffo d’erba nera.

 

Dal 1915

(Kapsbergiana II)

Solo la neve sa custodire il silenzio

nella luce abbagliante

il grande bianco di sole e nebbia

taciute le mitragliatrici

e gli obici su questi costoni

in questi scavi in interiore homine

solo luce nebbia e silenzio

 

Solo la neve sa trattenere la pace ed il ricordo

ed i nutrimenti della terra viva di stagioni

e di corpi vivi di terrori e di affetti.

 

© Mario Greco

Amedeo Anelli è nato a Santo Stefano Lodigiano nel 1956 e vive a Codogno. Si occupa di poesia, filosofia e critica d’arte collaborando con artisti, centri culturali e istituzioni e organizzando mostre e altre manifestazioni. Ha pubblicato numerosi cataloghi, libri d’arte con artisti di fama internazionale, libri d’artista e opere di divulgazione. Ha fondato e dirige dal 1991 la rivista internazionale di poesia e filosofia Kamen’. Dal 2000 è membro del Corpo Accademico dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia e dal 2009 fa parte del comitato scientifico internazionale della rivista slovena “Poetikon”. I suoi scritti sono tradotti in russo, francese, svedese, tedesco, inglese, portoghese, sloveno e romeno.

 

Elio Scarciglia: Tre valli, uno sguardo, Terra d’ulivi Edizioni, 2016

copertina-elio“(…) Ho voluto accanto alcuni amici, presenti con i loro testi, nella prefazione, all’inizio delle sezioni e alla fine di quest’opera; l’interno del libro rimane appositamente senza parole poiché il silenzio della montagna e dei suoi boschi è un tacere composto dai suoni e dai rumori della natura stessa.”

Elio Scarciglia

 

“(…) Saremmo quasi indotti a credere di essere stanchi della complessità del nostro tempo, dei ghirigori sconfinati degli hinterland, delle province di calcestruzzi e plastiche e laminati. E proprio nessuno potrebbe darci torto. Ma non è ciò che Elio Scarciglia ci ha detto. in questi cortilli come nelle pietre squadrate dei muri, nelle rare grottesche, nell’intervallo tra radure e boschi, tra sorgenti e alvei, c’è il segno di saperi tanto ribaditi quanto quelli apparentemente lievi e lirici degli elementi. Tra aria e acqua, tra pietra e luce, senza possibilità di equivoci, ci sono erudizione, eredità e tecnica. Esattamente come nella camera oscura che le ha fatte rivivere”.

dalla prefazione di Marco Conti

 

Eredità

(…) noi siamo a valle

sedimenti del tempo  soffi di voce

i tetti vibrano appena

all’ombra di chiome rosse

(ma noi abbiamo il potere

di riscaldare l’aria con l’amore

fino a calor bianco)

e questa luce

che sommerge d’ipercromia

e il nitore di neve sulle cime

fremito d’angeli nascosti

mentre gli alberi tengono il conto dei giorni

ecco un oggi-frutto  un domani-gemma

i tanti ieri-foglie cadute

 

(le nervature replicheranno in terra

Il loro stampo invisibile)

 

mentre arrossa la montagna

batte il cuore del mondo

l’aria schiumeggia  nel torrente

sembra dipinta

Annamaria Ferramosca