Alex RAGAZZINI, “La siṣma e al speṅ”, Il Vicolo Editore, Cesena, 2019

I s’à côlt d’in là

D’in do ch’al ven al speṅ

E i ló fiur ch’j è arluṣent

I n’è i nòstar ch’i s’sent?

 

Ci hanno colto di là

Da dove vengono le spine

E i loro fiori rilucenti

Non sono i nostri che senti?

 

Cus ël che acsè u s’adâṅa

Cumpâgna e’ mêl infena?

La doia ch’u s’pê luntâṅa

I spen ch’i s’toca apena.

 

Che cosa è che così ci danna

Uguale al male infine?

La fitta che ci pare lontana

Il lieve toccarci delle spine.

 

Sfiurì senza piò cvel ch’l’è

E’ mêl de’ nöstar bëch

Cun e’ côr ch’u n’dà ment

Che stra al dida u s’sent.

 

Sfioriti senza quel niente

Che è il male della nostra fitta

Col cuore che non s’azzitta

E tra le dita si sente.

 

Pr e’ mêl di spen alóra

E stra al speṅ ch’al fóra

I s’à tuchê i nuv incóra

I fiur dulz ch’i s’indôra.

 

Per il male dei rovi allora

E tra le spine che forano

Ci hanno toccato i nuovi ancora

I fiori dolci che s’indorano.

 

Par l’insogni la fa ch’la môr

La vita ‒ la tröpa môrt de’ côr

E u s’à sfinì e’ côr

E’ mêl de’ mêlamór?

 

Per il sogno ancora muore

La vita ‒ la troppa morte del cuore

E ci ha sfinito il cuore

Il male del malamore?

 

Testi tratti da “La siṣma e al speṅ (L’ansietà e le spine)

Nota: la variante dialettale romagnola adottata nei versi fa riferimento all’area di Russi (Ravenna)

 

Alex Ragazzini, nato a Faenza nel 1973 vive a Brisighella (Ravenna). Ha pubblicato la plaquette Nella Specie (Book Editore, 2000), il monologo Mecanìṣum (Il Vicolo
Editore, 2016) e la raccolta La siṣma e al speṅ (Il Vicolo Editore, 2019). Suoi testi figurano in raccolte antologiche, cataloghi d’arte ed in riviste, quali “Graphie”, “Tratti”,
“Il Parlar Franco” e “Atelier”. Collabora con la rivista “Graphie” e con la rivista on-line “Cartesensibili”.

Lorenzo PATARO – Tre inediti

Caro diario,

oggi nella stanza stramazzavo

come corpo vivo cade senza motivo

gettato in semi ad attendere la fioritura

direttamente proporzionale

alle lacrime in procinto di versare

sparpagliato riversavo sulla battigia

bianca lievi pezzi di carne che poi

volavano via, rivestivano i pullover

al posto mio, creavo un altro

mondo dov’ero l’unico Dio.

 

Piano nella stanza oggi stramazzavo

senza motivo, al mio corpo

vivo ho fatto la quotidiana autopsia:

ho trovato negli organi

una strana forma di nostalgia.

 

*

 

In principio fu la condanna beata

del letto-grembo a tenerci lontani

dai cuori pulsanti senza corpi

sui marciapiedi, loro che attendevano

collegamenti terminali con le nostre vene.

Aveva l’odore buono del pane appena

sfornato il tepore amniotico delle coperte,

una goccia di saliva univa le ali disabituate

a gettarsi sui semi, il grano cresceva pari

passo ai tuoi capelli unti dall’asma.

 

In principio fu la condanna beata

dell’insonnia a tenerci vigili all’arrivo

della felicità, fu un ago nel cuscino

la scoperta che non eravamo noi

i dormienti scelti.

 

*

 

Scivola voluttuoso come burro

bagnato nelle orecchie

il morso ringhiante dell’attesa,

il cane prepara piano l’attacco alla notte

che non sa della sua morte nella pazienza,

un’ombra opaca lo guarda dal buco

d’un muro, non ha occhi né bocca:

è plasma di bava furiosa, racchiude il DNA

d’una felicità perduta.

©Inediti

© Lorenzo Pataro

Lorenzo Pataro è nato e vive in Calabria, in provincia di Cosenza, nel 1998. Studia Lettere Moderne a Salerno. Lo scorso giugno è stata pubblicata la sua prima silloge poetica per Controluna-edizioni di poesia, “Bruciare la sete”, con la prefazione di Eleonora Rimolo. Diversi testi sono usciti per riviste e Lit-blog come Atelier Poesia (uno di questi è stato tradotto in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti di Antonio Nazzaro), Poetarum Silva, YAWP: giornale di letterature e filosofie, Frequenze poetiche, Menti sommerse per la rubrica “I fiordalisi”, Poesia ultracontemporanea, Neobar, Limina mundi, Poesie sull’albero, Un posto di vacanza, La rosa in più.

Francesco MARGANI – Un inedito

LE ERBE DA FALCIARE

 

Le erbe da falciare ossessione

nel soprassalto del risveglio,

vaga nella campagna l’urlo da tradurre.

Chiedi a occhi semichiusi un ventaglio

che muove l’aria e cerchi nel fissaggio

delle zanzariere uno scudo pesante.

 

Un pianoforte si muove nel centro del salotto

barocco, il cerimoniere illustra lo stemma del casato.

Indica la corona posta sulle specchiere.

sulla volta l’affresco fissa la biscia nera,

in cerchio si morde la coda, e un angelo

spezza il tempo alla fine del settecento.

 

I nitriti dei cavalli impressi sulla tappezzeria,

la guida allontana gli intrusi

e dice di seguirlo nel giardino pensile.

La zagara dei limoni brilla sul tappeto d’ortica.

Le generazioni sigillano nella rotazione

lo stesso tempo immobile, la nobiltà

si ritira sulle poltrone e ritorna ai fasti.

Non rispondiamo all’appello, usciamo dal palazzo

per bagnarci nel tumulto della primavera.

© Inedito

© Francesco Margani

Francesco Margani, nato à Niscemi nel 1958, ha pubblicato: La cenere prima del diluvio (1988), con prefazione di Vincenzo Consolo, riedito nel 2010 con una nota di Francesca Serragnoli; Luce e polline (2002) con prefazione di Milo De Angelis; Alfabeto minimo (2005), con prefazione di Maria Attanasio; Nell’addio germoglia la terra (2014), con prefazione di Davide Rondoni e Nell’ora chiara che tutto accoglie (2018), con una nota di Elio Grasso.
I suoi versi sono apparsi su ClanDestino, Atelier, Gradiva, Murales, Graphie, Cultura &Libri.

Eleonora RIMOLO, LA TERRA ORIGINALE, LietoColle, 2018

“Una tensione lucida e stringente pervade l’intera raccolta, che si dà come un canzoniere di alta concentrazione emotiva. Pensieri e immagini hanno una loro forza scontrosa e selvatica, a volte brutale (…) affondata nella materia delle cose del mondo, nella loro ctonia sostanza, ma con strappi improvvisi che sempre rilanciano verso l’alto, e hanno l’irruenza gratuita di uno slancio, di una scoperta improvvisa (…)

Eleonora Rimolo ha qualcosa di fatale e di indocile, di buio e di mortale, e insieme di intimamente luminoso, in cui è come racchiuso il senso profondo della vita, del suo ardore enigmatico e sovrano.”

(dalla prefazione di Giancarlo Pontiggia)

 

I maestri insegnano in silenzio

quando la sera viola svuotata

rincorre tra le nuvole lo spazio

sporco delle rotaie e dietro siede

il nemico, ed io prego che resti

per riscrivere le lezioni perdute,

per il lupo che divora in tutte

le direzioni raggiunto dalla fame,

perseguitato dalla pulce, sconfitto

da un timido sonno straniero.

 

***

 

Sul delta della tua mano dove il sole

è malato, fiorito cadavere, in punta di piedi ti chiedo come perdutamente aggiungi

amore alla sottrazione, perché non inchiodi

la penna alla cornice mentre inghiottiti

dai dubbi pensiamo alla fatica come

condanna e la sfinge pretende una soluzione,

uno sforzo che mai si cheta

e ci divide, strappando dal tuo occhio

con morsi insaziati il vizio di brillare.

 

***

 

Perché i giorni dobbiamo viverli tutti

anche quelli in cui ci si chiede

cosa ci faccio qui, adesso?

e poi una sera finalmente la senti

anche tu questa sete

che ha martoriato i campi:

ora puoi berne, puoi bere

stanotte ogni nostro

imperativo senza temere

l’aceto, davvero ogni cosa

secondo natura, tesa

alla vertigine carezzata

dalla benedetta salvezza.

 

Eleonora Rimolo (Salerno, 1991), laureata in Lettere Classiche e in Filologia Moderna, è dottoranda in Studi Letterari presso l’Università di Salerno.

Ha pubblicato il romanzo epistolare Amare le parole (Lite Editions, 2013) e le raccolte poetiche Dell’assenza e della presenza (Matisklo, 2013), La resa dei giorni (Alter Ego, 2015 – Premio Giovani Europa in Versi) e Temeraria gioia (Ladolfi, 2017 – Premio Pascoli “L’ora di Barga”, Premio Civetta di Minerva).

Con alcuni inediti ha vinto il Primo Premio Ossi di seppia (Taggia, 2017).

È Direttore per la sezione online della rivista Atelier.