And Ink Like This, Fabrizio DALL’AGLIO, Gradiva Publications, 2020

Give me depression

For the rain to fall from my eyes –

My sirocco wind

No longer has direction.

 

Give me economy,

I would like to sell my time,

Swap my silence

For a bit of cheerfulness.

 

Give me the edge of the world,

Where dinosaurs are –

There I would like to hit rock bottom

Of tears and of years.

*

Dammi un po’ di depressione,

vorrei piovere dagli occhi.

Il mio vento di scirocco

non ha più una direzione.

 

Dammi un po’ di economia,

vorrei vendere il mio tempo,

barattare il mio silenzio

con un’unghia di allegria.

 

Dammi il margine del mondo

dove stanno i dinosauri.

Là vorrei toccare il fondo

delle lacrime e degli anni.

 

***

 

I altered planets;

Though life would go on

On Earthe.

I changed planet.

I survived a death

-My own –

That took place at other times

And other times revived.

Undamaged, life could go on,

Resilient, adhering to some

Enduring substance;

Its more fertile blends

Now intermittent.

I was throwing my lives away,

Using but one

As a definite end in view.

I looked at myself, from my new planet,

And it was only me walking

On the older planet,

Me quite like myself

Before that other death.

My animal soul quivered,

Hanging by

The inseparable noose of time –

I looked at it casually,

With the pleasure or pain

Of experiment, or something

That might not concern me.

*

Avevo cambiato pianeta.

Continuavo la mia vita

sulla terra,

ma avevo cambiato pianeta.

Succedevo a una morte

– la mia stessa –

accaduta altre volte

altre volte ripresa.

Illesa a me la vita proseguiva

rinfrancava le forze, aderente

alla mia duttile materia

di impasto fertile,

intermittente.

Così cestinavo le mie vite

vivendone una,

come per una meta stabilita;

dal mio nuovo pianeta mi osservavo

ed ero io a camminare

sopra il vecchio pianeta,

io in tutto uguale

alla mia vita prima della morte.

Fremeva la mia anima animale

appesa

al cappio inseparabile del tempo;

la guardavo distratto

nel piacere dolore

di un esperimento

che non mi riguardava.

 

***

 

It was not rain, no, it was not snow,

It was neither sunshine nor wind

And the season was its own restricted space,

A model of time in plastic, a vision.

 

It was not before, no, it was not after,

It was neither night nor day. It would all

Detach and reattach into moments without you,

Without me, or what was there.

 

It was not you, no, it was not me,

It was neither mouth nor body; nor hand nor eye,

But an abandonment in a reflection;

And more a useless, flashing glance.

*

Non era pioggia, no, non era neve

non era sole o vento, e la stagione

era soltanto il suo ristretto spazio

un plastico di tempo, una visione.

 

Non era prima, no, non era dopo

non era notte o giorno, si staccava

e si fissava in un istante vuoto

di te, di me, di tutto ciò che c’era.

 

Non eri tu, no, non ero io

non era bocca corpo mano occhio

ma abbandonato in fondo al suo riflesso

l’inutile bagliore di uno sguardo.

Fabrizio DALL’AGLIO – Un inedito

Il volo di Icaro

 

Voi non sapete cosa sia il sole

né l’aria che gli spinge la quadriga

né il fuoco che ne infiamma le narici

ai cavalli di Apollo, non sapete

che il cielo si spalanca su una sfera

dove la notte e il giorno si dileguano

e il tempo si racchiude in un istante

che non comincia e che non può finire.

Io lo conobbi nel mio solo volo,

quando sentii sciogliersi la cera

alle mie ali, e sentii che il vento

mi ruggiva alle spalle un freddo fuoco

e vidi il mare levarsi all’orizzonte

con un’unica onda, la suprema

che mi raccolse infine tra le spire.

Voi non sapete quale immensa gioia

fu il volo senza ali che concluse

il mio tragitto. No, non ci fu caduta,

salivo con il mare in cima al carro

e fui nel fuoco che ci dà la vita.

© Inedito

Fabrizio Dall’Aglio è nato a Reggio Emilia nel 1955. Tra le sue raccolte ricordiamo Quaderno per Caterina (1984), Versi del fronte immaginario (1987), La strage e altre poesie (2004), Hic et nunc – con una prefazione di Mario Luzi  (1999) – premio Montale e premio Ceppo Proposte, L’altra luna (2006) e Colori e altri colori (2014) – premio Camaiore. I suoi libri sono stati tradotti e pubblicati in Spagna, Slovenia, e Romania. Attualmente è in corso di pubblicazione la raccolta Selected Poems, nella traduzione di Alessandro Gentili e Thomas MacCarthy, per Edizioni Gradiva di New York.

Francesco MARGANI – Un inedito

LE ERBE DA FALCIARE

 

Le erbe da falciare ossessione

nel soprassalto del risveglio,

vaga nella campagna l’urlo da tradurre.

Chiedi a occhi semichiusi un ventaglio

che muove l’aria e cerchi nel fissaggio

delle zanzariere uno scudo pesante.

 

Un pianoforte si muove nel centro del salotto

barocco, il cerimoniere illustra lo stemma del casato.

Indica la corona posta sulle specchiere.

sulla volta l’affresco fissa la biscia nera,

in cerchio si morde la coda, e un angelo

spezza il tempo alla fine del settecento.

 

I nitriti dei cavalli impressi sulla tappezzeria,

la guida allontana gli intrusi

e dice di seguirlo nel giardino pensile.

La zagara dei limoni brilla sul tappeto d’ortica.

Le generazioni sigillano nella rotazione

lo stesso tempo immobile, la nobiltà

si ritira sulle poltrone e ritorna ai fasti.

Non rispondiamo all’appello, usciamo dal palazzo

per bagnarci nel tumulto della primavera.

© Inedito

© Francesco Margani

Francesco Margani, nato à Niscemi nel 1958, ha pubblicato: La cenere prima del diluvio (1988), con prefazione di Vincenzo Consolo, riedito nel 2010 con una nota di Francesca Serragnoli; Luce e polline (2002) con prefazione di Milo De Angelis; Alfabeto minimo (2005), con prefazione di Maria Attanasio; Nell’addio germoglia la terra (2014), con prefazione di Davide Rondoni e Nell’ora chiara che tutto accoglie (2018), con una nota di Elio Grasso.
I suoi versi sono apparsi su ClanDestino, Atelier, Gradiva, Murales, Graphie, Cultura &Libri.