Vincenzo GUARRACINO – Un inedito

FRAMMENTI DI CILENTO

 

Qui dove fu pensata la bellezza

e lo sfero brillò di ignota consistenza

elargisce il carrubo la sua ombra

alle pietre che il sole rimodella

nell’arco della Porta che separa

le parole del giorno dalla notte

 

e soccorrono indizi di sapienza

al mito di resistere anche al fosforo

e al benzene dell’estate del millennio

sul sentiero che sale a Porta Rosa

ancora fumano pire di miasmi

di plastica immolata all’inautentico

 

rito del consumo del possibile

per stadi di difficile invenzione

e la scelta tra perdita e profitto

con la tecnica avviene in una pratica

di valori destinati al fallimento

nell’ordine di un tempo inessenziale

 

lo stesso che procede dal suo nome

che un destino pensando fa vivere

identico è in tutti e in ciascuno

conforme ad un’opera invisibile

da cui è assente ogni mutevole

segmento di principio e distruzione

 

e intanto si coltiva sulla sabbia

il vero nell’intesa col sospetto

che conviene al paradosso di una forma

artefatta tra visibile e visione

come un attimo epifanico di addio

al Cilento nel fuoco dei confini:

 

la vita ha diritto alla memoria

così come gli umani hanno diritto

a dirsi nel nome dell’identico

essere nel pensabile assoluto

di ognuno contenuto e contenente

in questo tempo fisso dell’istante

 

espresso nell’evento che lo pensa

uguale con se stesso in ogni punto

per essere e pensarsi nel perpetuo

circuito di creazione e distruzione

come suona il verbo del terribile

e venerando filosofo del Nous

 

Parmenide: trascorre tra gli ulivi

la calma essenza del mare al mezzodì

orizzonte di un senso senza fine

e nella luce è tutto al compimento

bianco gregge e terrestre offerto al sole

in luoghi di segrete risonanze:

 

altro dal sapere è riconoscere

altro è questo vivere dall’essere

tra fine e principio nella duplice

natura la materiale e l’eterea

per ridare a chi pensa la certezza

di una soglia di antichi fondamenti.

 

L’arco folgora Apollo dall’alpestre

azzurro sul mattino da altri nimbi

ed esiste nel mondo dal suo lampo

il sortilegio della luce il volto

della nuda verità al suo apparire

dal Passo Scuro tra le forre la dea

 

Odegitria di pietra là sul sacro

luogo dove si celebra la festa

sul Gheison delle candide pupille

in vista delle piane dell’Alento

e Palistro doni e inni recando

là le zorie dalle terre del viaggio

 

e il vento una trama di confusi

risvegli candisce della giovane

linfa feconda l’orizzonte niente

eguaglia ad Elea la sua ardente

meraviglia ove palpita in silenzio

traverso il lenzuolo d’echi marini

 

penuria di sé che affolla l’anima:

la freccia tesa alla corda già è oltre

e se stessa nello scatto altro luogo

non c’è dove restare solo l’Uno

rimane di Senofane il segreto

è il vuoto da accettare il divino

 

davanti all’urgenza del fenomeno:

l’avanzata stagione la sostiene

come un’ala o un sogno che la luce

silenziosa sull’alba fa apparire

miracolo di regole e promesse

dove un Daimon benefico governa:

 

è in questa imminenza che si gioca

la sorte di ciascuna creatura:

essergli di fronte nel visibile

lo stare tra cose e visi è l’altro

spazio di luce che viviamo quello

prossimo alle spalle è un’ipostasi:

 

mondo diventa nel pensiero solo

la scena degli eventi necessari

l’essere che si sa senza volerlo

nel fuoco di essenziali apparizioni

dove scrive nel tempo le sue trame

l’istante di infiniti appressamenti:

 

come un’onda un ricordo dal perenne

grembo insorge dall’origine si fa

avventura dell’anima nei sensi

e gli occhi carpiscono all’immobile

verde un respiro è in quell’istante che

tutto è detto ed ha complice destino:

 

nel confuso chiarore meridiano

dove affonda nel limo questa piana

hanno mani le mura le feconde

rovine che ti saldano all’arcaica

fonte di sapienza sull’Acropoli

tra grappoli di nuvole e radici:

 

un soffio come un lampo dal profondo

scuote a tratti le viscere del colle

dice quanto incerto è il fondamento

il treno che separa sulla costa

dall’essere il tempo dell’esistere

nel bilico di effimero e di eterno:

 

dove la canicola è inclemente

già ha ceduto al sole per le trame

di agavi ed asfodeli consistenza

la terra si disfa e dissalda al morso

nero dell’asfalto al sale alla troppa

polvere che avanza dalla marina:

 

 

solo nomi riposano gli arcani

detriti di una ruvida matrice

qui mare là monti Pioppi Catona

Terradura e silente sull’abisso

Ascea cui dal sonno Palinuro

sotto un mare di stelle alle veline

 

sponde ancora aspira l’impaziente

disciolta in acque voce con il vento

cerca l’anima l’eco una remota

salvezza tra gli scogli l’innocenza

del sogno di un dolcissimo dormire

come ara di segreta devozione:

 

qui pulsa tra Mandìa e Massascusa

il cuore dove nasce nella valle

luminosa per lieviti ed aromi

il crogiolo Ceraso di diverse

strade e genti sul corso del Palistro

in un canto di pollini e sementi:

 

(era un custode della terra rude

pastore carbonaio minatore

negli Usa dell’inizio Novecento

parco di parole come conviene

ma di amabile consiglio col nome

m’ha donato un sorriso e sacrifici:

 

nell’errare beato per colline

dove grava il cinghiale nella macchia

e al sole la serpe se insidiata

assale compagni i suoi pensieri

al cuore con doveri e melodie

ebbe nella difficile fatica):

 

(lui leggeva greci e russi e conversava

con piante ed animali come figli

lei di preghiere lastricava le sue

strade seminando sogni e pensieri:

un intimo teatro di emozioni

che la vita potenzia non cancella):

 

ecco oltre i mari di ulivi il paese

devoto alla vergine dei fulmini

Santa Barbara tra anfore e cisterne

il suo miele di eriche e castagni

versa a voti di nascite e nuziali

lame di luce nel sonno dal Campo:

 

alla torre la luna dalla piana

fragile colomba nella limpida

vola estate oltre il tempo all’eterno

da Petrosa e Metoio sul crinale

in un ansito di ombre lievitando

tutti i sogni e l’azzurro sulla Stella:

 

sorprende altra voce la vertigine

tra cristalli di verde all’orizzonte

dove l’occhio intuisce Vallo e Novi:

sull’eco che riverbera rintocchi

la stagione declina verso il rosso

e il bruno con dolcissimi riflessi

 

s’impiglia ad una guglia di maiolica

superba  su un tripudio di vigneti:

se per greggi e mercati con promesse

di profitto l’attesa s’avventura

nello stige di vicoli di agresti

negozi e transazioni è tutto un grido

 

la vita quotidiana che si disfa

tra rimorsi e rimpianti nell’ardente

beata età del castigo nei viaggi

della mente e del cuore a quella meta:

tante estati di polvere e di sguardi

al perenne germoglio di una palma

 

Peppino ora custode di memorie

i raccolti sapori tra parole

delle strade consegna al cuore antico

del futuro dopo Paestum e Ascea

ricucendo con Pietro la sapienza

di un paese di fierezza e senza ombre

 

“I’ me ne vogl’ire a lo Ciliento” canta

là dove Omar con l’ansia di un austero

menestrello dà voce a questa terra

lui vivere per primo della calma

eternità della bellezza vide

gli infiniti dei vivi e il poco tempo

 

lievitare dal verso le parole

al sole le vide assieme a Ebner

indenne dalla turba di livori

Vincenzo che esorcizza il senso arcano

dei nomi in un prodigio di pazienza

scaglie reca di luce alla memoria.

 

Un presente di attimi già ieri.

Ma l’oggi dove va? Dove sono

i finiti i non più vivi? Come un sogno

 

niente al sogno assomiglia

 

Vincenzo GUARRACINO, poeta, critico letterario e d’arte, traduttore, è nato a Ceraso (SA) nel 1948 e vive a Como.

Ha pubblicato, in poesia, le raccolte Gli gnomi del verso (1979), Dieci inverni (1989), Grilli e spilli (1998), Una visione elementare (2005); Nel nome del Padre (2008); Ballate di attese e di nulla (2010).

Per la saggistica, ha pubblicato Guida alla lettura di Verga (1986), Guida alla lettura di Leopardi (1987 e 1998) e le edizioni critiche di opere di Giovanni Verga (I Malavoglia, 1989, Mastro-don Gesualdo, 1990, Novelle, 1991) e di Giacomo Leopardi (Diario del primo amore e altre prose autobiografiche, 1998).

Oltre ciò, l’edizione dell’autografo comasco dell’Appressamento della morte (1993 e 1998), e l’antologia Giacomo Leopardi. Canti e Pensieri, 2005.

 

 

Vernalda DI TANNA – Un inedito

Una sete agli occhi cucita

con punti cardinali è un sale

che stride sangue nell’iride

è un filo che si fa

spasmo – il vapore dischiude

le gemme e un respiro nasce

presto, troppo presto nascoste

le vene giocano al buio, morbide

e spericolate alla carne offrono

silenzio. Solo silenzio.

 

Chiede muta la terra un altro giro

screpolata in venature di smeraldi

sintetici scorre la natura è una giostra

che scroscia siccità e sali

per acqua ad ogni foglia. Toglie

il suo cappello il contadino dal trattore

scende, impreca contro Giuda: ha una fame

scura che si stende ad ingiallire il grano.

 

Questa fame vien presto detta sete.

© Inedito

 © Vernalda Di Tanna

Vernalda Di Tanna (Vasto, 1997) studia Lettere Moderne all’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti. Ha partecipato con i suoi versi a premi e concorsi letterari dove ha ricevuto segnalazioni di merito e menzioni d’onore, è stata finalista di alcuni premi letterari, le sue poesie sono state pubblicate su clanDestino. La sua opera prima è “Poesia: le nostre vite in versi…” (Linea Grafica editrice, 2013). Scrive racconti brevi e recensioni di poesia (di recente sul blog di poesia della RAI ha recensito Lawrence Ferlinghetti.

Luca GILIOLI – Un inedito

se me lo concederai

 

apro una parentesi tonda

per tentare di specificarmi

a te, sottovoce, nella carta.

ma tu non mi leggi e restano

solo frasi di circostanza

espresse in tempi equivoci.

 

e la parentesi mai chiusa

vede la verità scomparire,

parola dopo parola, e cade

in ginocchio senza più lettere

a sostenerla. diventa un dosso

d’intenti, forse una paralisi,

forse un reprimermi, ma mai

un valico che potrò superare

senza perderti per sempre.

[…]

ho solo queste per giurare

di avere scritto meraviglie su

di te e di volertele comunque

dedicare se me lo concederai.

© Inedito

                    © Luca Gilioli

Luca Gilioli nasce il 12 dicembre 1984 a Modena. Consegue la laurea in Scienze della Cultura presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Modena e Reggio Emilia; in merito alla tesi di laurea ottiene 6 riconoscimenti in concorsi letterari nazionali, tra cui il ‘Premio 150 anni Unità d’Italia’ alla XXXIII edizione del concorso Città della Spezia e il ‘Premio speciale Frontiera’ alla IX edizione del concorso Lago Gerundo. Dall’età di sedici anni scrive poesie, con le quali riceve numerosissimi riconoscimenti in concorsi letterari nazionali. I suoi testi sono presenti oggi su quotidiani, antologie e riviste di settore: tra queste ultime «Inchiostro», «Osservatorio Letterario – Ferrara e l’Altrove», «Ellin Selae», «La Masnada», «Prospektiva», «Quaderni padovani di poesia e tecnica», «Gagarin – Orbite culturali», «Vernice» e molte altre, mentre le sue raccolte poetiche s’intitolano Orionidi (Bernini Editore, Modena, 2011) e Dodici (Edizioni Il Fiorino, Modena, 2012). In seguito al terremoto che ha colpito il territorio della ‘Bassa modenese’ nel 2012, Luca Gilioli ha curato assieme alla scrittrice Roberta De Tomi l’antologia poetica solidale La luce oltre le crepe (Bernini Editore, Modena, 2012).

Arzachena LEPORATTI – Un inedito

esercizio di memoria

 

di tutti i solchi carnosi non avrò ricordo

non saprò quanti pori avevano le nostri pelli

sommate insieme

quanta peluria ci cresceva sopra

nonostante tutto

come erba debole

delle rughe ne conterò molte o poche

non importa

del tuo bastone forse sarò la base

il perimetro ampio che protegge dalle cadute

immaginare le parti invertite

è un bell’esercizio di memoria

quando padre e madre e persone

e case e strade battute

non saranno più

ma si conserveranno ancora

dentro le pieghe delle giornate

che saranno di altri

sopra e sotto le cose terrene

in un riparo tiepido

per i tempi che verranno

© Inedito

             © Arzachena Leporatti

Arzachena Leporatti, classe 1991, nasce a Prato, città dove vive e lavora, dopo essersi laureata in Comunicazione, Media e Giornalismo e aver ottenuto un Master in Digital Marketing.

Pubblica racconti su riviste indipendenti (Lahar, Tuffi, Colla, Inutile, Cadillac, Pastrengo) e per antologie edite fra cui The Dark Side of the Woman (Ed. Il Foglio).

Nel 2018 ha pubblicato una raccolta di poesia edita da Interno Poesia dal titolo “Anatomia di una convivenza”, che tratta uno dei  temi a lei caro, ovvero quello della quotidianità.

Propone e conduce laboratori e pratiche poetiche per bambini e fasce socialmente fragili, veicolandole attraverso la collaborazione con associazioni culturali e enti.

Sergio GALLO – Un inedito

Ecatèo di Abdera

 

Fanciullo vagava Ecatèo

l’autarchico, scolaro di Pirrone

tra boschi di lecci, pini, ulivi

per strade, campi, radure;

in faglie, calanchi, grotte

a picco sul mare e lungo

ghiaioni e lidi sabbiosi

sul delta del Nestos, in cerca

di frammenti di Leonidi, Liridi,

Cignidi, Perseidi: sciami

 

di meteoriti piovuti dal Cielo

probanti la comune origine

degli dei dell’Olimpo

e delle divinità egizie;

l’eredità d’una superiore

oriunda civiltà dello spazio.

Utopia che poi s’incarnò

negli Iperborei, isolani

del Nord pii adoratori

di Apollo. Già intuiva

 

fra le stelle del Firmamento

le supergiganti azzurre

essere le più incandescenti,

le nane rosse del Cetaceo

che minacciò Andromeda[1],

soggette a improvvisi

incrementi di splendore…

 

Erano tempi in cui gli alunni

aspiravano a superare i maestri:

quelli del più remoto passato

Omero, Esiodo, Orfeo… e quelli

del presente o di cui rammentavano

i padri dei padri: Protagora

Leucippo, Democrito, Anassagora.

 

[1]    Cetaceo… Andromeda: riferimento all’antica costellazione di Cetus, la Balena, raffigurante il mostro marino che minacciò di divorare Andromeda, prima che fosse salvata da Perseo.

© Inedito

© Sergio Gallo

Sergio Gallo è nato a Cuneo nel 1968 e risiede a Savigliano (CN) dal 1982. È laureato in Farmacia presso l’Università di Torino e lavora come collaboratore di farmacia.

Ha pubblicato: Pensieri d’amore e di disastro, Tipografia Saviglianese 1991, La giostra di Venere, Mario Astegiano Editore 2003, Canti dell’amore perduto, puntoacapo, Novi Ligure 2010, Pharmakon, puntoacapo, Pasturana 2014; Corvi con la museruola, Lieto Colle 2017; Beccodilepre – poesie sulla montagna 2006-2018, puntoacapo, Pasturana 2018.

Ha vinto il Premio «Giacomo Leopardi» (2006), il «Nuove Lettere» (2010) e il «Guido Gozzano» (2013); ha ricevuto il II Premio sempre al «Gozzano» (2010), il terzo al Premio «L’alberodirose» (2016); è stato finalista per l’inedito al Premio «Astrolabio» (2013), al Renato Giorgi (2015) e al Gozzano (2014, 2015).

Finalista al Premio Fogazzaro (2017) al Città di Acqui (2018) e al premio Astrolabio (2018) per la sezione poesia edita.

Suoi versi sono apparsi su La clessidra, Pagine, Le Voci della Luna, Il segnale e in diverse antologie, tra cui: L’impoetico mafioso e Oltre le nazioni, a cura di Gianmario Lucini, Edizioni CFR 2011; Poesia in Piemonte e Valle D’Aosta, a cura di Emanuele Spano e Davide Ferreri, puntoacapo Edizioni 2012; Cronache Da Rapa Nui, a cura di Gianmario Lucini, Edizioni CFR 2013; l’Almanacco Punto n.5, puntoacapo 2015; Bankruptcy a cura di Ivan Pozzoni, Limina Mentis 2016; l’antologia americana International Authors, Emanations 2+2=5, a cura di Carter Kaplan, Brookline, Massachusetts, 2015; Il Fiore della poesia italiana, Tomo II – I contemporanei, puntoacapo 2016; Dieci anni – Vol I, a cura di Ivan Pozzoni, Limina Mentis 2017; Noi, spettri, a cura di Ivan Pozzoni, Limina Mentis 2018. Hanno scritto di lui, tra gli altri: Mauro Ferrari, Ivan Fedeli, Alessandra Paganardi, Beppe Mariano, Alfredo Rienzi, Cristina Raddavero.

Anna RUOTOLO – Un inedito

Ogni mattina da quattro anni mi sono svegliata

con pane, pianto e caffè nell’acqua.

Queste maglie stinte e le mani freddissime.

E il sogno che mi premeva nel duodeno

la domanda asprissima se esistesse almeno

una preghiera diversa per te e per tenerci calmi

meno bestie e meno urlanti in un unico cerchio di fuoco.

Amore mio, io per ogni secondo insieme aggiusterei il volano

delle esatte parole del salmo. Quella preghiera per i diseredati

gli indesiderati, i poveri stolti del cuore quali siamo.

Ma, continuando come cuccioli nella tana,

la felicità non è né di questa terra né dell’altra.

© Inedito

© Anna Ruotolo

Anna Ruotolo (1985)  ha pubblicato  “Secondi luce” (LietoColle, 2009), “Dei settantaquattro modi di chiamarti” (Raffaelli, 2012) e “Telegrammi/Telegramas”, poesie bilingue italiano/spagnolo (‘Roundmidnight edizioni, 2016). È presente in varie antologie poetiche, tra le altre si segnala “La generazione entrante. Poeti nati negli Anni Ottanta” (Ladolfi editore, 2011 – a cura di Matteo Fantuzzi e con una prefazione di Maria Grazia Calandrone) e “Lido – Poezie italiană contemporană”, antologia di poeti italiani selezionati, presentati e tradotti in rumeno da  Eliza Macadan per Editura Eikon di Bucarest.

Francesco MARGANI – Un inedito

LE ERBE DA FALCIARE

 

Le erbe da falciare ossessione

nel soprassalto del risveglio,

vaga nella campagna l’urlo da tradurre.

Chiedi a occhi semichiusi un ventaglio

che muove l’aria e cerchi nel fissaggio

delle zanzariere uno scudo pesante.

 

Un pianoforte si muove nel centro del salotto

barocco, il cerimoniere illustra lo stemma del casato.

Indica la corona posta sulle specchiere.

sulla volta l’affresco fissa la biscia nera,

in cerchio si morde la coda, e un angelo

spezza il tempo alla fine del settecento.

 

I nitriti dei cavalli impressi sulla tappezzeria,

la guida allontana gli intrusi

e dice di seguirlo nel giardino pensile.

La zagara dei limoni brilla sul tappeto d’ortica.

Le generazioni sigillano nella rotazione

lo stesso tempo immobile, la nobiltà

si ritira sulle poltrone e ritorna ai fasti.

Non rispondiamo all’appello, usciamo dal palazzo

per bagnarci nel tumulto della primavera.

© Inedito

© Francesco Margani

Francesco Margani, nato à Niscemi nel 1958, ha pubblicato: La cenere prima del diluvio (1988), con prefazione di Vincenzo Consolo, riedito nel 2010 con una nota di Francesca Serragnoli; Luce e polline (2002) con prefazione di Milo De Angelis; Alfabeto minimo (2005), con prefazione di Maria Attanasio; Nell’addio germoglia la terra (2014), con prefazione di Davide Rondoni e Nell’ora chiara che tutto accoglie (2018), con una nota di Elio Grasso.
I suoi versi sono apparsi su ClanDestino, Atelier, Gradiva, Murales, Graphie, Cultura &Libri.