Eleonora RIMOLO, LA TERRA ORIGINALE, LietoColle, 2018

“Una tensione lucida e stringente pervade l’intera raccolta, che si dà come un canzoniere di alta concentrazione emotiva. Pensieri e immagini hanno una loro forza scontrosa e selvatica, a volte brutale (…) affondata nella materia delle cose del mondo, nella loro ctonia sostanza, ma con strappi improvvisi che sempre rilanciano verso l’alto, e hanno l’irruenza gratuita di uno slancio, di una scoperta improvvisa (…)

Eleonora Rimolo ha qualcosa di fatale e di indocile, di buio e di mortale, e insieme di intimamente luminoso, in cui è come racchiuso il senso profondo della vita, del suo ardore enigmatico e sovrano.”

(dalla prefazione di Giancarlo Pontiggia)

 

I maestri insegnano in silenzio

quando la sera viola svuotata

rincorre tra le nuvole lo spazio

sporco delle rotaie e dietro siede

il nemico, ed io prego che resti

per riscrivere le lezioni perdute,

per il lupo che divora in tutte

le direzioni raggiunto dalla fame,

perseguitato dalla pulce, sconfitto

da un timido sonno straniero.

 

***

 

Sul delta della tua mano dove il sole

è malato, fiorito cadavere, in punta di piedi ti chiedo come perdutamente aggiungi

amore alla sottrazione, perché non inchiodi

la penna alla cornice mentre inghiottiti

dai dubbi pensiamo alla fatica come

condanna e la sfinge pretende una soluzione,

uno sforzo che mai si cheta

e ci divide, strappando dal tuo occhio

con morsi insaziati il vizio di brillare.

 

***

 

Perché i giorni dobbiamo viverli tutti

anche quelli in cui ci si chiede

cosa ci faccio qui, adesso?

e poi una sera finalmente la senti

anche tu questa sete

che ha martoriato i campi:

ora puoi berne, puoi bere

stanotte ogni nostro

imperativo senza temere

l’aceto, davvero ogni cosa

secondo natura, tesa

alla vertigine carezzata

dalla benedetta salvezza.

 

Eleonora Rimolo (Salerno, 1991), laureata in Lettere Classiche e in Filologia Moderna, è dottoranda in Studi Letterari presso l’Università di Salerno.

Ha pubblicato il romanzo epistolare Amare le parole (Lite Editions, 2013) e le raccolte poetiche Dell’assenza e della presenza (Matisklo, 2013), La resa dei giorni (Alter Ego, 2015 – Premio Giovani Europa in Versi) e Temeraria gioia (Ladolfi, 2017 – Premio Pascoli “L’ora di Barga”, Premio Civetta di Minerva).

Con alcuni inediti ha vinto il Primo Premio Ossi di seppia (Taggia, 2017).

È Direttore per la sezione online della rivista Atelier.

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Mia LECOMTE: Al museo delle relazioni interrotte, LietoColle, 2016

Imboscata

(Lugano, Riva Paradiso)

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Le ossa le hanno frantumate per ultime

sono stati impegnati forni e torchi

contro la tua più intima ipotesi refrattaria

dai piedi poi ti hanno rovesciato nell’urna

versato a testa in giù come un pesce-clessidra

oltre il foro lungo un unico peso sottile

la tua urna è un animale di trucioli

chiodo a chiodo è stata progettata per questo

simulare silenziosa un gigantesco nitrito

sul ripiano a scacchiera della tua libreria

per tenere nascosta nel legno la cenere

in armi chiusa in pancia

agguerrita la poesia nel cavallo

spodesta ancora la stanza

mia_lecomteMia Lecomte vive tra Roma e Parigi. Poeta, autrice di narrativa, di testi per l’infanzia e di teatro, tra le sue pubblicazioni più recenti si ricordano la raccolta poetica Intanto il tempo  (La Vita felice 2012) e il volume di racconti Cronache da un’impossibilità (Quarup 2015). Svolge attività critica ed editoriale nell’ambito della comparatistica e in particolare della letteratura transnazionale italofonona. Collabora all’edizione italiana de “Le Monde Diplomatique”. E’ ideatrice e membro della Compagnia delle poete: http://www.compagniadellepoete.com

Francesca SERRAGNOLI: Aprile di là, LietoColle, 2016

Sotto i miei occhi

francesca-serragnoli-aprile-di-la-copertinapiattasotto a un velo

di lana Istanbul

libera le strade come

lievi strisce d’acqua

trasportata da ogni scatto

suono, lamento

ero la luce bruciata

l’infinito spento di una vita

adagiato nel canale come una foglia

ero il pasto del Natale dei poveri

di me mangiavo il dono della vista

bevevo bottiglie di quasi notte

pieno il petto, l’aria in pezzi

come un insetto girato di schiena

osservavo il blu

lasciavo morire il movimento

e quelle luci i bottoni

aperti nel petto oscuro

toccavo quei muri

come un volto d’uomo

dalla rapida luce che si sdraia

nella notte, adesso.

E nessuno spegnerà il declino meraviglioso.

francesca

Francesca Serragnoli (Bologna, 1972) – è laureata in Lettere Moderne e in Scienze Religiose. Ha lavorato presso il Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna fino al 2007.

Ha pubblicato le raccolte “Il fianco dove appoggiare un figlio” (Bologna, 2003, nuova edizione Raffaelli, 2012) e “Il rubino del martedì” (Raffaelli, 2010).

Collabora con il Centro Studi Sara Valesio. E’ perfezionanda presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna.