Guarracinismi tra antico e odierno

NON DOMANDARCI LA FORMULA CHE MONDI POSSA APRIRTI” (EUGENIO MONTALE, Non domandarci la formula, da Ossi di seppia)

 

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AVETE RUBATO I MIEI SOGNI –  “È tutto sbagliato. Io non dovrei essere qui. Dovrei essere a scuola dall’altra parte dell’oceano. Eppure venite tutti da me per avere speranza? Come osate! Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote. Ciò nonostante, io sono una delle più fortunate. C’è gente che soffre. C’è gente che sta morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E voi non siete capaci di parlare d’altro che di soldi e di favoleggiare un’eterna crescita economica. Come osate!”

(dal discorso pronunciato da Greta Thunberg il 23 settembre 2019, al vertice sull’azione per il clima delle Nazioni Unite, traduzione di Luis E. Moriones, ©RIPRODUZIONE da LA REPUBBLICA)

 

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IN CHE MILLENNIO SIAMO? – “Appoggio l’auto sul marciapiede. Ti vedo che acquisti chissà cosa, con lentezza e con grazia, come sempre. Poi esci dal negozio e sei sempre come allarmata, non mi vedi. Ti mando un cenno, un sorriso. Ecco, ti sei accorta che ci sono, vieni verso di me, con le mani da scoiattolo. Come un rito. Solo la morte lo interromperà.
Quando ti conobbi ti dissi come avresti dovuto scrivere le tue future poesie. Io, con quella faccia da talebano trentenne, il maglione stretto al collo, tappato nel mio autismo di artista, volevo dire a te come rischiare, per cercare una poesia ulteriore, originale, totalmente tua. Con la mia infantile superbia di allora, volevo modellare, con te, una anomala Bellezza, un nostro sogno a quattro mani. Ora lo so (allora non potevo) quel sogno ha generato libri, carezze, chiacchiericci notturni. Tu, dopo aver letto Pasternàk, una volta sorridesti scivolando nel letto. La faccia verso di me, bisbigliavi (ricordo): «In che millennio siamo?» (MARCO ERCOLANI, da “Le mura intorno”, inedito).

 

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UNA FORMULA? – “Il più savio partito è quello di ridere indistintamente e abitualmente d’ogni cosa e d’ognuno, incominciando da se medesimo. – Questo è certamente il più naturale e il più ragionevole” (GIACOMO LEOPARDI, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani, 1824)

 

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ORTICOLARIO Undicesima edizione di Orticolario, in programma da venerdì 4 a domenica 6 ottobre, intitolata “Fantasmagoria” ed è dedicata al “Viaggio”, alle bacche e ai piccoli frutti, a Villa Erba di Cernobbio (CO).

Parte l’undicesima edizione di Orticolario 2019 a Villa Erba a Cernobbio, dimora ottocentesca sul Lago di Como, già residenza del regista Luchino Visconti.

Una mostra, fiera, evento per un “giardinaggio evoluto”, che propone “un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda. Una convivenza tra amore per la natura e passione per il bello come stile di vita”  come dice Moritz Mantero, fondatore e presidente di Orticolario.

Il tema

Ogni anno viene scelto un tema ispiratore che si snoda come un racconto intorno alla natura. Dopo il 2018, dedicato al “Gioco” con il titolo “Si salvia chi può”, il 2019 è dedicato al “Viaggio” e saranno protagonisti le bacche e i piccoli frutti.

Il viaggio

Il tema dell’undicesima edizione viene raccontato da cinque artisti che, con le loro installazioni, trasformeranno i luoghi di Villa Erba in mondi altri, reali e surreali.

Ma cosa unisce il “Viaggio” all’arte? Proprio la capacità di trasportarci, seppur in modi diversi, in luoghi e in momenti lontani dalla nostra quotidianità e di farci riflettere e andare oltre qualsiasi confine, interno ed esterno.

Tra le cinque installazioni che costituiscono questa sezione, ecco quella di un artista “polifacetico”, un “Ulisside dell’arte”, Nicola Salvatore, che riprende un suo tema antico, le “Balene” (“Le balene nel salone”), dai risvolti ancestrali, rivissuto con caratteristica ironia e insieme forza coloristica.
Il lavoro di Nicola Salvatore è una ricerca continua, “viaggia” solcando ed esplorando tutte le possibili esperienze e luoghi dell’arte. “Con ‘Le balene nel salone’ mi ritrovo in una casa, insieme a tante balene che discutono, parlano, gridano tra loro e navigano con me per il mondo”, spiega l’artista.

 

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SUCCEDE  A NAPOLI. Il cibo non consumato sulla nave viene donato alle mense per i più bisognosi

La solidarietà è una bellissima notizia. Dalla città partenopea arriva una novella che racconta l’empatia e l’amore per gli altri. Stiamo parlando di una collaborazione tra Costa e il Banco Alimentare Onlus. Il sodalizio tra i due enti ha stabilito che tutti i pasti non consumati in crociera vengono donati alle mense dei poveri di Napoli.

Ogni lunedì la nave Costa Fascinosa sosta nel porto di Napoli e lascia tutti i pasti preparati in eccedenza ai volontari del banco alimentare. Combattere lo spreco di cibo e aiutare i meno fortunati sono le prerogative poste dalla collaborazione tra i volontari e Costa. Gli operatori della nave, nella sera precedente alla fermata nel porto, sigillano tutti i pasti e etichettano con date di produzione e di consumo.

Stefania Lallai, direttore Sostenibilità e relazioni Esterne di Costa Crociere ha dichiarato: “Napoli diventa il decimo porto di un’esperienza che è arrivata anche oltre i confini italiani. Intercettiamo un valore, il cibo, che prima veniva sprecato. Consideriamo l’ospite a bordo un cittadino a cui chiediamo di mettere nel piatto solo quello che può mangiare. Quindi tutto il cibo preparato ma non servito dagli ospiti va al banco alimentare”.

 

Vincenzo GUARRACINO, poeta, critico letterario e d’arte, traduttore, è nato a Ceraso (SA) nel 1948 e vive a Como.

Ha pubblicato, in poesia, le raccolte Gli gnomi del verso (1979), Dieci inverni (1989), Grilli e spilli (1998), Una visione elementare (2005); Nel nome del Padre (2008); Ballate di attese e di nulla (2010).

Per la saggistica, ha pubblicato Guida alla lettura di Verga (1986), Guida alla lettura di Leopardi (1987 e 1998) e le edizioni critiche di opere di Giovanni Verga (I Malavoglia, 1989, Mastro-don Gesualdo, 1990, Novelle, 1991) e di Giacomo Leopardi (Diario del primo amore e altre prose autobiografiche, 1998).

Oltre ciò, l’edizione dell’autografo comasco dell’Appressamento della morte (1993 e 1998), e l’antologia Giacomo Leopardi. Canti e Pensieri, 2005.

Davide CUORVO – Tre poesie

Un grammo di silenzio

C’è un pianoforte tra i rami impigliato.
Riecco il bianco del fiume,
sbocciato da poche lagune e qualche
grammo di silenzio.
Ah se fosse una difesa questo ardire
del mio sangue!
Farei testamento delle lacrime,
comprenderei il moto longilineo delle onde,
la brezza nel disgelo, il bianco e nero
dei coralli. Alla finestra dirimpetto
cesserei anche il resto di ogni ora,
E non infrangerei gli scogli. Nemmeno a
luna spenta oserei impedire la marea.
Che è inverno e non odo gli alberi ad urlare.
Se ne stanno cheti tra gli scorci di un pontile,
nelle foglie inzzuppate di salsedine.
E se pure prospere le ore a ricamarsi
un altro sguardo, so per certo che anche
i muri cederanno, nella schiena del torrente.
Le vetrate fanno presto
a schiudersi alla pioggia.
E nel sapore di fogliame, si fa sera.

 

Velo in bianco e nero

(Non sai che un fiore incolto
non veste colore al mattino)
L’inoltrata sera assale un lampione;
la panchina immobile mi scruta
lungo il viale. C’è un’ombra nell’ombra, irrequieta
come può sostare una foglia oltre la nube;
tace solo l’inverno. Silenzio in attesa,
una lontana parola che opprime:
(imparavamo assieme e qui mi perdo)
Il disagio presagiva inadeguato e invece.
Adagio, sussurravano le foglie ad una legge permanente.
(Non conosco la solitudine)
Sparve oltre la città come a ridestare
un brivido. Un sentiero carezzava la brezza,
viziata, ai lasciti di un marciapiede.
(Il ponte non portava a te, né il cuore)
Mi nascosi dietro un vento mansueto.

 

Come fossile in un prato

Tu non conosci i miei profili,
le case travolte dalla nebbia,
gli approdi scordati dai tramonti.
Sono cenere tra le fondamenta
                                                dei miei pianti
Non accondiscendo all’autunno,
né ortica diverranno i rintocchi di campane.
Ho fragili anche i miei ossequi
fra le dita
Sulla rena che lambisce il mare
tremano gli uccelli,
sfiorando i tuoi dolori, a freddo
nella sera
Non affiorano gli stralci che intaglia
la pioggia. In fondo, rare volte si è
attanagliato il cuore alla legge forata
nella pietra
M’appoggio ai crepacci della notte.
Sarò fossile nel tuo prato.

(testi tratti dalla raccolta “La Misura del Silenzio” Manni Editori, 2017)

 

 

Davide Cuorvo è nato nel 1992 a Pompei, vive però in provincia di Avellino. Ha studiato nelle università di Pisa e di Napoli, è attore, scrittore e direttore artistico della associazione culturale Logopea. È fondatore del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa Città di Conza della Campania. Vincitore del prestigioso Premio Aoros, ha uno stile di grande intensità lirica, che si inserisce con forza nel contesto della nuova poesia italiana. Ha pubblicato per i tipi di Manni Editori la silloge “La Misura del silenzio”.

Giovanni IBELLO, Turbative siderali, Terra d’Ulivi Edizioni, 2016

“Prende corpo dunque un linguaggio che vive nella tensione degli opposti, sospeso fra gli angoli acuti dell’asprezza (“la bocca ad asciugare la tua fica”) e i momenti in cui invece la dolcezza si fa estrema e totalizzante (“misuriamo le distanze coi respiri”), un linguaggio che scava in questa terra di nessuno con l’intenzione di renderla una terra nostra dove cercare una possibile realizzazione.”                                                

dalla postfazione di Francesco Tomada

 

Non scrivo di silenzio, ma di vuoto.

Scrivo dell’acqua mentre scola

in un reticolo di nodi e feritoie.

Perché è sempre un discorso

sul venire meno

sul recalcitrare delle ore,

la canzonatoria

delle parole.

 

Penso al mare sfigurato

dalle scie dei mercantili

cinesi.

 

*

Il tuorlo magmatico dell’alba

si sgretola nei cardi.

E’ questo il destino dei corpi:

le amnesie lunari

la lesione tellurica del buio.

Mai nessuno

ci ha chiesto di essere vivi.

 

*

E’ immorale

la bellezza che ci rende soli

e il silenzio più lungo

è sempre quello

che viene infranto

nel momento sbagliato.

 

“Lasciami andare”

mi hai detto.

“Lasciami andare.

Come si lasciano andare i morti”.

 

Giovanni IBELLO è nato a Napoli nel 1989. Laureato in giurisprudenza alla Federico II, lavora presso uno studio legale che si occupa di diritto civile. Dal 2012 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania (elenco pubblicisti). Scrive regolarmente di calcio, collabora con “Words Social Forum” e con il Blog di Poesia della RAI.

Turbative siderali è la sua opera prima.