La Luna

Il gigante

restava nell’ombra.

La sonda spaziale

non l’aveva sfiorato.

Vestiva elegante

con charme naturale

e antiquato.

Pregava,

il gigante pregava.

A un tratto

una stella vicina

lo morse:

Cristallo di genio

gli disse

tu mediti forse

se a fare fortuna

sarà suficiente

la luna?

Si volse,

il gigante si volse.

Cristallo di donna

rispose

non medito niente.

Per fare fortuna

è già

sufficiente

la luna.

La stella

guardava per terra.

Il gigante

guardava la luna.

 

(da “Le allegre carte”, Fabrizio Dall’Aglio, Valigie Rosse, 2017)

Advertisements

Nina NASILLI – Tre inediti

vólti lacerti

 

e siamo vólti lacerti

insicuri

anche dell’ombra

nel caso di notte

 

ma le valve ignare

del verso dell’onda

non temono

di farsi anche duna

coi rami franti e i sassi

e i sassi ai rami inserti

 

una distesa di sabbia: una duna

lì, sulla spiaggia incolta

– duna di valve, rami franti

sassi e sassi ai rami inserti

 

non teme Natura

un peso di giudizio

e siamo noi, gli incerti

del cosmo

fatti col sale del pavore

a gravare la sua nobile indifferenza

della nostra grandiosa inutilità

 

e intanto io non so

(e non lo so dire)

come trascorrano gli anni

 

 

de la terra

 

(a caschémo, in tèra

cofà e fòje, e su chéa tèra ea pianta

ea resta, in tèra: vèrta)

e de-cidiamo come le foglie

sulla terra, e la pianta resta

e si staglia

 

un brano di sole

altrove che splende

senza abbagliare, e scalda

tra le zolle bruno-soffice di questa terra

arata, La Calpestata:

è lì che vi germoglia infine un rinnovato eterno

– un virgulto d’eterno –

che è l’ala agile di un passero sorpreso

(pare minore, eppure è perfetto)

 

e tutto il verde che non appare

celebra

in silenzio

la festa del proprio compimento

 

nasceva dall’ombra
dolce
anche la nostra bellezza interiore
al buio
questo im-perfetto – era anfratto – di un bosco
dove le foglie quasi s’involavano
a cielo
– ma fermo, tutto

un campo d’autunno sottraeva all’azzurro
la chiarità della luce e vi poneva sul dorso

un incanto

d’ambra olivastra e scintille brevi d’oro brunito:

il cielo dissolto
non vi opponeva la sua divina resistenza

lì grado a grado si ergeva
nel volo sorpreso d’attesa
un canto
nero, una sommessa preghiera
protetta dalla delizia del suo prezioso manto

bisbigliavano tra loro le frasche
pudiche
soltanto, tenue
un cenno di cinguettio alludeva alla gioia tenera

del sole che non era a giorno
e neppure sera

la nebbia, coltre di silenzio e pace
imbeveva dal muschio l’antro molle
e caldo che ci custodiva
mentre il tuo respiro alato
concepiva fondando
il nostro glorioso mistero

 

 

ché tra gli altri talenti

non la lingua o l’arte taumaturga

ma il dono della profezia

sposa la terra

desiderata

al suo Nome perpetuo

 

congedo

 

(lontano, un balzo di balena al largo

nessuno lo sa, resta morto

anche il mare

ma, se lo dici, anche piano, io lo vedo

o lo posso sognare)

 

dell’imbarcazione che solca le onde

intuire la forma

per la luce che la riluce e la splende

e un baluginio qua e là ne tocca

qualche dettaglio

un rostro, un paranco, una cromatura

che assapora il moderno

o del legno di miele o rosso

una lucida levigatura

una modanatura

ma senza esperienza alcuna

della barca, che non esiste

eppure è viva sul mare che sta arando

con la sua schiuma l’onda che incontra

e il ritorno dell’onda se non deborda

 

e ha premura di porto, perché lo sa

come Ulisse lo sa

che senza approdo non si riparte

e riposa il navigante

sfama la sua parte sociale

in un illuso istante amicale

che si aggruma attorno al brodo

col pane

 

ma è solitario ogni viandante

(lo è il poeta in scrittura

che non si ferma: o si perde

tra i rumori rumorosi degli altri

i baccani

i pettegolezzi

i rovi dell’inutilità quotidiana

questa agitata vanità, con le spine)

 

tra le mani la penna, il timone

l’impronta accaldata della pelle

di chi ieri ti dormiva accanto

© Nina Nasilli

 

           © Renzo Carnio

Nina Nasilli vive e lavora a Padova, dove si è laureata in Lettere classiche e ha avviato il laboratorio-studio “Atelier Interno 7”.

Ha pubblicato i libri di poesia: Imperfezioni moleste. E oltre (Il Prato, 2008), TRA.DIS.CO trame di disprezzo coerente e licantropo (Book Editore, 2010), Oasi criptate (con M. Gadenz e P. Garofalo, Il Foglio Letterario, 2012), Parabola d’amore (racconto in versi per il teatro, Book Editore, 2012), al buio dei nodi anfratti (Book Editore, 2016, Premio Internazionale di Poesia “Città di Marineo 2016”) e Tàşighe!, in dialetto veneto (Book Editore, 2017, 2a ed. 2018, Premio speciale del pubblico “Premio Pontedilegno” 2018, vincitore del “Premio San Vito al Tagliamento” 2018-19). Per i tipi di Book Editore è in corso di pubblicazione il volume di poesia Prossimità, la cui uscita è prevista per l’autunno 2019. Ha curato, tradotto dal latino e illustrato con 50 disegni originali il volume Dittochaeon (Doppio Nutrimento) di Aurelio Clemente Prudenzio (Biblioteca della Fondazione “Pina Giuffrè”, Book Editore 2018).

è pittrice e ha tenuto importanti mostre in Italia e all’estero.

Per la sua attività artistica e poetica ha ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui, nel 2013, il Premio ciceroniano “Città di Arpino”.

Ha al suo attivo diverse pubblicazioni d’arte: dalle raffinate edizioni del “Pulcinoelefante” e delle “Edizioni del Nido” ai libri artistici So che sei bella, anima mia! (Il Prato, 2008) e Uovo nudo (Book Editore, 2013), alla cartella d’arte Il cielo oggi non sta in piedi (Book Editore & Stamperia Barbato, Venezia, 2014).

Dirige per Book Editore la Collana d’arte “parolatracciaparola” e la Biblioteca del Vernacolo “foglie e radici”.

Federico PREZIOSI – Tre inediti

Fingi il lessico delle parole astruse

io ci metto il fard

i colpi di spazzola e l’iPhone

all’occorrenza uno stacco

una voce su una carta spieghettata

due righe su un post it.

 

Non capisci la postura

il vintage la lingerie

l’intreccio del vimini sul sacro difetto.

 

Ho disseminato ogni oggetto in un vano

senza polvere.

 

I tappeti lo sapranno dire

ne terranno conto.

 

*

 

abbracciati i detriti, commutate le organze

ho dita incrociate porgendo ai rimandi

gli annali presagi, in sostanza le vene

che il vento cospira scopandole intere.

Se nelle cancrene analgesico è il porto

l’impasse di lenzuola ha ormoni di scorta

su idiote folate, su chili di fame

sta qui reiterato il quid in cui cadi

sui segni dei seni che afferrano amplessi

sui crini dismessi che annusano i cani.

 

*

 

un attimo sciolta

tra i notturni solchi. Sul gelo

le scale assorte contemplano

quel mistico bagliore. il solo.

Si inarcano voci che nude

fagocitano piedi. Non sentono

il marmo le piante

e non vibrano gli alluci. Qualcuno

li immagina di cartapesta

con le punte disossate e vuote.

Invece nere sono come le notti

le tue bianche e le mie d’inverno.

Le ginocchia celano frutti

dietro l’inferno e in certe fiamme

mi sento consumare come

ardere le viscere del giorno.

La carne viva violenta L’acume morto!

seduta sui dissapori e le intemperie.

la muta prigione di questo anfratto

seminudo. il corpo. E il mattino

non arriva se non a sprazzi. Tumefatto

il credo cala. sulle mie chiome rase.

 

Federico Preziosi nasce ad Atripalda (Av) nel 1984. Ha studiato Musicologia e Beni musicali presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, laureandosi in Estetica e Filosofia della musica con una tesi su Béla Bartók. Suona il basso negli “Slow Motion Genocide”, con i quali ha pubblicato l’omonimo ep e un disco, Unculture.

Vive in Ungheria dove insegna lingua e cultura italiana a Budapest. Alla poesia si è avvicinato grazie all’incontro con Armando Saveriano. Nel 2017 pubblica il suo primo libro, Il Beat sull’Inchiostro, slam poetry che ritrae l’odierna società utilizzando robuste dosi di sarcasmo, irriverenza e tanta schizofrenia.

Ha ottenuto alcuni importanti riconoscimenti all’interno di importanti contest nazionali.  Nel 2019, pubblica “Variazione Madre” (Controluna).

 

 

 

Henry ARIEMMA, Un gallone di kerosene, Transeuropa, 2019

Amico di ogni treno preso
al caso dei giorni…
Mi dicevi non preoccuparti,
riposa, ti dico quando arrivi
su quel salotto triste tra i pochi
a rubare tempo perso
di partenze segnate,
obbligate, al calzare gli occhi
coi giornali o dalle finestre
sparire in pensieri di facce
comuni nel viaggio…
E sorridevi raccontando
dei mirtilli sui binari
che non si possono prendere
e si perdono alle nostre
sacche golose, ubriache
di questa vita a tratti
intuita davanti al riflesso
del ferro divelto nella porta,
-in fondo orinatoio dei solialle
velocità per non nascondere,
sfuggire l’arrivo quasi fermi…
A chiederci del conto per sempre
anche se pagato.

*

È un dolore che si fa
dolce nel pensiero
per chi manca adesso…
E vorremmo l’esserci
senza riuscirci…
Basta tenere stretto
nell’abbraccio il ricordo
alle parole, il sorriso ai gesti
soffici del non pesare
tare all’io cantando fiori
di questo addio che non esiste.

*

E non sei lo sfidante
nel retro quadro a giorno…
È notte per dame
inseguendo e sfuggendo
il non muoversi…
Non ci sono cavalli ne torri
per Re o regine al riparo,
terra spezzata in onore
al cerchio rotante…
Perché amico, sei attesa
e d’altra parte vuoto…

*
Sono piene mani venute incontro
al cuore nella casa del sorriso
-ti prego- rimani all’ieri
per non avere saldo volere
a parola del sogno,
braccia uguali al domani
del fare quando porta chiude
gratitudine a non esserci più.

 

Henry Ariemma è nato a Los Angeles nel 1971 e vive a Roma.
Suoi componimenti sono apparsi su riviste e litblog specializzati.
Per Ladolfi pubblicato le raccolte di poesie Aruspice nelle viscere
(2016) e Arimane (2017).

Mattia TARANTINO, Fiori estinti, Terra d’ulivi Edizioni, 2019

L’urgenza del verso risponde ad un’altra urgenza: la perpetua ricerca di assoluzione, il grido scomposto e liberatorio che non può darsi nella preghiera intesa come atto pretenzioso che prevede risposta, bensì nella confessione, affinché «avvenga / la resa del cielo al nostro ultimo altare». L’indagine tentata dal verbo attraverso la costruzione di un codice esclusivo e archetipico non risolve l’infinita nostalgia di un aldilà senza nome, il tragico dissidio della memoria, poiché non c’è «nulla che non sia un vago e memorabile martirio».

(dalla postfazione di Giorgia Esposito)

 

Dal sale

 

Poiché venimmo

dal sale nero avvinghiato

alle stelle, e le stelle

sudano una luce malata;

poiché fummo

battezzati con le feci

degli angeli, e gli angeli

non ci davano nome;

poiché tradimmo

e usurammo ogni verso, ora

ci strappiamo le ossa e ridiamo.

 

 

I poeti

 

Siamo allegri se spezziamo le stelle,

se scaviamo nel pane tornando

al frumento, perché ogni

verso è sporco di terra.

 

I poeti esistono nel vino,

nel sangue e nelle sillabe: hanno ossa

di uva, e i bambini le pestano.

 

Quando venni al mondo ordinai

ai tuoni di scheggiarsi al mio urlo;

ora imploro

che almeno un chicco si salvi.

 

 

Autunno

 

È da un po’ che le foglie sono incerte,

che il cielo non sprofonda

nelle loro vene scure, dove il sangue

aggrovigliato gira e cade.

 

Stamattina un passero di ronda

annunciava la catastrofe cantando.

 

 

Vigilia d’inverno

 

Ho offerto i miei voti all’inverno,

alla rosa sbaragliata da una neve

che non cade, non vacilla, ma soltanto

che attendiamo e ci rinnega.

 

Da domani i bambini torneranno

a inventare nuove storie e nuovi fiori.

 

 

Distico

 

Cerco un distico che chiuda

i miei versi o li sbaragli.

 

 

Vorrei guardare il cielo

 

Vorrei guardare il cielo, ma le stelle

mi aprono il sangue e disturbano

i versi in bocca ai morti:

stanotte mia madre non partecipa

al pane che si spezza, non consente

né risate né preghiere, capovolge

tutti i nomi e li scavalca;

stanotte mio padre non ricorda

quante volte ha indovinato, quante volte

la parola gli ha mozzato la parola.

Stanotte prendo l’ago e cucio

i miei occhi agli occhi di mia madre, prendo

un piccolo coltello e svuoto

le mie ossa nelle ossa di mio padre.

Vorrei guardare il cielo, ma le stelle

le ho tra i denti e fanno male.

 

Mattia Tarantino è nato a Napoli nel 2001. Co-dirige Inverso – Giornale di poesia; ; collabora come traduttore con Iris News – Rivista internazionale di poesia. Fa parte della redazione di Menabò – Quadrimestrale internazionale di cultura poetica e letteraria e di Bibbia d’Asfalto – Poesia urbana e autostradale. È presente in diverse riviste e antologie, italiane e internazionali. I suoi versi sono stati tradotti in sei lingue. Ha pubblicato Tra l’angelo e la sillaba (Terra d’ulivi, 2017) e Fiori estinti (Terra d’ulivi, 2019).

 

 

Davide CUORVO – Tre poesie

Un grammo di silenzio

C’è un pianoforte tra i rami impigliato.
Riecco il bianco del fiume,
sbocciato da poche lagune e qualche
grammo di silenzio.
Ah se fosse una difesa questo ardire
del mio sangue!
Farei testamento delle lacrime,
comprenderei il moto longilineo delle onde,
la brezza nel disgelo, il bianco e nero
dei coralli. Alla finestra dirimpetto
cesserei anche il resto di ogni ora,
E non infrangerei gli scogli. Nemmeno a
luna spenta oserei impedire la marea.
Che è inverno e non odo gli alberi ad urlare.
Se ne stanno cheti tra gli scorci di un pontile,
nelle foglie inzzuppate di salsedine.
E se pure prospere le ore a ricamarsi
un altro sguardo, so per certo che anche
i muri cederanno, nella schiena del torrente.
Le vetrate fanno presto
a schiudersi alla pioggia.
E nel sapore di fogliame, si fa sera.

 

Velo in bianco e nero

(Non sai che un fiore incolto
non veste colore al mattino)
L’inoltrata sera assale un lampione;
la panchina immobile mi scruta
lungo il viale. C’è un’ombra nell’ombra, irrequieta
come può sostare una foglia oltre la nube;
tace solo l’inverno. Silenzio in attesa,
una lontana parola che opprime:
(imparavamo assieme e qui mi perdo)
Il disagio presagiva inadeguato e invece.
Adagio, sussurravano le foglie ad una legge permanente.
(Non conosco la solitudine)
Sparve oltre la città come a ridestare
un brivido. Un sentiero carezzava la brezza,
viziata, ai lasciti di un marciapiede.
(Il ponte non portava a te, né il cuore)
Mi nascosi dietro un vento mansueto.

 

Come fossile in un prato

Tu non conosci i miei profili,
le case travolte dalla nebbia,
gli approdi scordati dai tramonti.
Sono cenere tra le fondamenta
                                                dei miei pianti
Non accondiscendo all’autunno,
né ortica diverranno i rintocchi di campane.
Ho fragili anche i miei ossequi
fra le dita
Sulla rena che lambisce il mare
tremano gli uccelli,
sfiorando i tuoi dolori, a freddo
nella sera
Non affiorano gli stralci che intaglia
la pioggia. In fondo, rare volte si è
attanagliato il cuore alla legge forata
nella pietra
M’appoggio ai crepacci della notte.
Sarò fossile nel tuo prato.

(testi tratti dalla raccolta “La Misura del Silenzio” Manni Editori, 2017)

 

 

Davide Cuorvo è nato nel 1992 a Pompei, vive però in provincia di Avellino. Ha studiato nelle università di Pisa e di Napoli, è attore, scrittore e direttore artistico della associazione culturale Logopea. È fondatore del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa Città di Conza della Campania. Vincitore del prestigioso Premio Aoros, ha uno stile di grande intensità lirica, che si inserisce con forza nel contesto della nuova poesia italiana. Ha pubblicato per i tipi di Manni Editori la silloge “La Misura del silenzio”.

Franco MANZONI – Un inedito

Turbamento di speranza    

 

ah com’è tristamaro

quando un tempo mi trovai

senza motivi o giuramenti

nella carne tua cruda carne

luce d’occhi fianchi seni

pronunciando risa aderenti

lungo la tangenziale fiaccolata

nominante abitazione intensa

linda ricompensa di stazione

partenza dorsale d’obiettivo

giacente inferno sulla lingua

dicevi senz’astio lenta

nel malessere dei secoli

“prendimi intera comprendimi”

chiedendo certa di danzare aperta

stretti sul posto sopra il mare

non dolendosi di vento e polvere

“saziatene più dell’abbastanza”

coi lividi del temporale sulle ciglia

sigillandomi le tempie in fine

per nostra cara uscita di stanza

resa arresa schiava figlia

di un dolce turbamento di speranza

 

© Inedito

 

Franco Manzoni, nato a Milano nel 1957, da oltre trent’anni è una firma del “Corriere della Sera”.

Ha pubblicato numerose sillogi poetiche tra cui Imperatore!, Esausto amore, Totò, Padania, Verso la seta, Faccina, Lettere dal fronte, Figlio del padre, En sombra del grito, Casa di passaggio, In fervida assenza.

Nel 2018 è uscita per l’editore Eikon di Bucarest l’antologia bilingue Înger de sânge/ Angelo di sangue. Del 2018 è anche il suo saggio critico “Femminea estasi – Sulla poetica di Gabriella Cinti” (Algra Editore).