Michele DE VIRGILIO – Un inedito

FINESTRE APERTE

 

Confessalo, sono stati i parchi

assolati, i libri mai ascoltati

prima in cui versi immagini di te

a portarti in questi luoghi

con le finestre alte e i piccioni scolpiti che leccano

gli ampi cornicioni sporchi

di bagna càuda e topinambur.

 

Eppure, quel giorno, al posto di un tram hai visto

un peschereccio bianco perdersi

tra strepitii di gabbiani impazziti nel fuoco.

 

All’epoca non potevi sapere

che di finestre si vive

e le finestre ti salvano

e le finestre non si affacciano mai dove credi

di stare a guardare. L’hai appreso un giorno,

su una spiaggia ligure, mentre una ragazza fotografava un tuono.

I capelli che le bagnavano la fronte avevano lo stesso

sapore dei fioroni aperti e leccati da bambino

a cavalcioni sugli alberi di fico mentre il sole piano piano andava giù

fino a sparire dietro la linea azzurra che potevi toccare.

© Inedito

© Michele De Virgilio

Michele De Virgilio è nato il 24 Marzo 1988 a Molfetta (BA). Laureatosi in tecniche della riabilitazione psichiatrica presso l’Università degli Studi di Bari, nel 2010 pubblica per i tipi di Sentieri Meridiani (FG) una silloge poetica dal titolo Ho visto uomini cadere (Menz. speciale al Premio Nabokov 2011). Nello stesso anno viene citato nell’antologia A Sud del Sud dei santi edita da Lietocolle a cura di Michelangelo Zizzi.

Nel 2013 un suo racconto arriva finalista al premio John Fante.

Nel 2017 pubblica il racconto La madre rettile su Poetarum Silva. Intanto suoi contributi poetici appaiono su: Atelier Poesia; Centro Cultural Tina Modotti; Robinson di Repubblica.

Nel 2018 pubblica per i tipi di Giuliano Ladolfi (Borgomanero) una raccolta di poesie dal titolo Tutte le luci accese (Prefazione di Paolo Di Paolo). Quest’ultima viene recensita, tradotta e\o menzionata nelle seguenti sedi: Poetarum silva; Argo; Fuori Asse; Atelier Poesia; Carteggi Letterari; La Lettura del Corriere della Sera; la Repubblica di Bari; Gli Stati Generali; Interno Poesia; L’altrove Poet; Poezia; Roberto Deidier Blog; Poesia di Crocetti; l’Estroverso; Laboratori Poesia; La Poesia e lo spirito.

Advertisements

Felicia BUONOMO – Un inedito

Catena di montaggio 

 

Non ho l’abitudine di praticare la dimenticanza.

Provo ad educarmi, tento di farti ricordo.

Indosso la divisa dei sentimenti passati.

Timbro il cartellino dei futuri negati.

Pratico il mestiere della sostituzione.

Avvio la meccanica della negazione.

Ma non riparte il timer

di questa catena di montaggio emozionale.

La classe operaia va in paradiso, dicono.

© Inedito

© Felicia Buonomo

Felicia Buonomo è nata a Desio (MB) nel 1980. Dopo la laurea in Economia Internazionale, nel 2007 inizia la carriera giornalistica, occupandosi principalmente di diritti umani. Nel 2011 vince il “Premio Tv per il giornalismo investigativo Roberto Morrione – Premio Ilaria Alpi”,  con l’inchiesta “Mani Pulite 2.0”. Alcuni dei suoi video-reportage esteri sono stati trasmessi da Rai 3 e RaiNews24.

Successivamente pubblica il saggio “Pasolini profeta” (Mucchi Editore).

Parallelamente all’attività giornalistica, porta avanti un progetto di street poetry sotto lo pseudonimo di Fuoco Armato, con il quale ha partecipato a progetti di riqualificazione del territorio a Bologna, Roma e Milano, realizzando opere murali con proprie poesie inedite.

Isabella LEARDINI – Una stagione d’aria, Donzelli Editore, 2017

“Talento riconosciuto all’età di vent’anni da Maria Luisa Spaziani, Franco Loi, Sergio Zavoli, in questo nuovo libro – opera matura cui ha lavorato per dieci anni – Isabella Leardini inscena un Canzoniere d’amore rivolto a diverse generazioni di donne e di uomini. (…)Una stagione d’aria è anche la storia della fine della giovinezza che preme per entrare in un’età nuova. Il racconto arioso e doloroso di un’Italia che fatica a cambiare e appare come un paese metafisico, o eternamente balneare, dove il ripetersi delle stagioni femminili incrocia destini diversi. Protagonista è una voce sola che accoglie le voci di altre «ragazze strane», «le ragazze del mare» archetipo nella contemporaneità di una classicità assorbita con naturale sapienza.” (Elisa Donzelli)

 

Sono nata a pugni chiusi

e a pugni chiusi

rimango a fare muro alle stagioni.

Vorrei poter andare via con l’aria

come i turisti che sciamano leggeri

dentro la sera ferma dell’estate.

Ma stringo sempre meno, tra i capelli

raccolgo tutta l’acqua che non piove

e quando i fuochi impazzano mi pianto

contro le linee accese dei destini

come l’ultimo boato senza luce.

*

Prima o poi l’estate

smetterà coi suoi rumori dentro e fuori

e non ci sarà più la stessa sera

che appende mille volte le braccia

al vuoto dei balconi.

Quando il mio viso smetterà di sfarsi

come qualcosa che soffre al sole

e di puntare al tempo senza pace

non sarà solo un panico dell’aria.

La voce che mi taglia il fiato

se ne andrà con il tuo volto in un respiro

e ci saranno giorni, anzi giornate

intere come piante ancora vive.

*

Lasciamo l’infanzia e il suo brillare

quando le scorribande della vita

si fermano aggrappate sulla fronte

a splendere di più contro la luce.

Quando il buio viene uguale, senza scosse

la vacanza è un gioco breve di abbandoni

non uno stato, una stagione d’aria.

È il teatro di presagi dei bambini

quel dondolare i piedi ad aspettare

l’istante esatto in cui la sera arriva.

*

Tutte le lacrime sono una preghiera

che prima o poi si posa.

Dormono sotto le chiavi

i nostri documenti stretti insieme

con la fede di un’unica graffetta.

Così un portiere d’albergo

senza neanche saperlo ci sposa

quando dice a voce alta i nostri nomi

finalmente uno accanto all’altro.

*

Come è difficile per me e per te

lasciare andare via la giovinezza,

non ci riusciamo a romperla in un colpo

è la fatica di ogni cosa che muore.

Le nostre prove infinite di volo

posati accanto come bambini

che aprono gli occhi dentro piccoli addii.

Non è arrivata ancora una stagione

che non ci abbia colti di sorpresa.

© Giulio Malfer

Isabella Leardini è nata a Rimini nel 1978. Nel 2002 ha vinto la sezione inediti del Premio Montale con i testi in seguito pubblicati nel libro La coinquilina scalza, uscito nella collana «Niebo» curata da Milo De Angelis (La Vita Felice, 20044), tradotto poi in Spagna (Ediciones de la Isla de Siltolá, 2017) con la cura di Juan Carlos Reche. Diverse sono le antologie, in Italia e all’estero, in cui compaiono sue poesie, tra cui Les Poètes de la Méditerranée (Gallimard, 2010) e Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012). Direttrice artistica del festival Parco Poesia, con l’artista Giovanni Turria cura le collezioni di poesia e grafica d’arte Print & Poetry. Si occupa di laboratori di scrittura poetica dedicati agli adolescenti. Nel 2018 ha pubblicato con Mondadori il libro “Domare il drago. Laboratorio di poesia per dare forma alle emozioni”.

Sergio GALLO – Un inedito

Ecatèo di Abdera

 

Fanciullo vagava Ecatèo

l’autarchico, scolaro di Pirrone

tra boschi di lecci, pini, ulivi

per strade, campi, radure;

in faglie, calanchi, grotte

a picco sul mare e lungo

ghiaioni e lidi sabbiosi

sul delta del Nestos, in cerca

di frammenti di Leonidi, Liridi,

Cignidi, Perseidi: sciami

 

di meteoriti piovuti dal Cielo

probanti la comune origine

degli dei dell’Olimpo

e delle divinità egizie;

l’eredità d’una superiore

oriunda civiltà dello spazio.

Utopia che poi s’incarnò

negli Iperborei, isolani

del Nord pii adoratori

di Apollo. Già intuiva

 

fra le stelle del Firmamento

le supergiganti azzurre

essere le più incandescenti,

le nane rosse del Cetaceo

che minacciò Andromeda[1],

soggette a improvvisi

incrementi di splendore…

 

Erano tempi in cui gli alunni

aspiravano a superare i maestri:

quelli del più remoto passato

Omero, Esiodo, Orfeo… e quelli

del presente o di cui rammentavano

i padri dei padri: Protagora

Leucippo, Democrito, Anassagora.

 

[1]    Cetaceo… Andromeda: riferimento all’antica costellazione di Cetus, la Balena, raffigurante il mostro marino che minacciò di divorare Andromeda, prima che fosse salvata da Perseo.

© Inedito

© Sergio Gallo

Sergio Gallo è nato a Cuneo nel 1968 e risiede a Savigliano (CN) dal 1982. È laureato in Farmacia presso l’Università di Torino e lavora come collaboratore di farmacia.

Ha pubblicato: Pensieri d’amore e di disastro, Tipografia Saviglianese 1991, La giostra di Venere, Mario Astegiano Editore 2003, Canti dell’amore perduto, puntoacapo, Novi Ligure 2010, Pharmakon, puntoacapo, Pasturana 2014; Corvi con la museruola, Lieto Colle 2017; Beccodilepre – poesie sulla montagna 2006-2018, puntoacapo, Pasturana 2018.

Ha vinto il Premio «Giacomo Leopardi» (2006), il «Nuove Lettere» (2010) e il «Guido Gozzano» (2013); ha ricevuto il II Premio sempre al «Gozzano» (2010), il terzo al Premio «L’alberodirose» (2016); è stato finalista per l’inedito al Premio «Astrolabio» (2013), al Renato Giorgi (2015) e al Gozzano (2014, 2015).

Finalista al Premio Fogazzaro (2017) al Città di Acqui (2018) e al premio Astrolabio (2018) per la sezione poesia edita.

Suoi versi sono apparsi su La clessidra, Pagine, Le Voci della Luna, Il segnale e in diverse antologie, tra cui: L’impoetico mafioso e Oltre le nazioni, a cura di Gianmario Lucini, Edizioni CFR 2011; Poesia in Piemonte e Valle D’Aosta, a cura di Emanuele Spano e Davide Ferreri, puntoacapo Edizioni 2012; Cronache Da Rapa Nui, a cura di Gianmario Lucini, Edizioni CFR 2013; l’Almanacco Punto n.5, puntoacapo 2015; Bankruptcy a cura di Ivan Pozzoni, Limina Mentis 2016; l’antologia americana International Authors, Emanations 2+2=5, a cura di Carter Kaplan, Brookline, Massachusetts, 2015; Il Fiore della poesia italiana, Tomo II – I contemporanei, puntoacapo 2016; Dieci anni – Vol I, a cura di Ivan Pozzoni, Limina Mentis 2017; Noi, spettri, a cura di Ivan Pozzoni, Limina Mentis 2018. Hanno scritto di lui, tra gli altri: Mauro Ferrari, Ivan Fedeli, Alessandra Paganardi, Beppe Mariano, Alfredo Rienzi, Cristina Raddavero.

Anna RUOTOLO – Un inedito

Ogni mattina da quattro anni mi sono svegliata

con pane, pianto e caffè nell’acqua.

Queste maglie stinte e le mani freddissime.

E il sogno che mi premeva nel duodeno

la domanda asprissima se esistesse almeno

una preghiera diversa per te e per tenerci calmi

meno bestie e meno urlanti in un unico cerchio di fuoco.

Amore mio, io per ogni secondo insieme aggiusterei il volano

delle esatte parole del salmo. Quella preghiera per i diseredati

gli indesiderati, i poveri stolti del cuore quali siamo.

Ma, continuando come cuccioli nella tana,

la felicità non è né di questa terra né dell’altra.

© Inedito

© Anna Ruotolo

Anna Ruotolo (1985)  ha pubblicato  “Secondi luce” (LietoColle, 2009), “Dei settantaquattro modi di chiamarti” (Raffaelli, 2012) e “Telegrammi/Telegramas”, poesie bilingue italiano/spagnolo (‘Roundmidnight edizioni, 2016). È presente in varie antologie poetiche, tra le altre si segnala “La generazione entrante. Poeti nati negli Anni Ottanta” (Ladolfi editore, 2011 – a cura di Matteo Fantuzzi e con una prefazione di Maria Grazia Calandrone) e “Lido – Poezie italiană contemporană”, antologia di poeti italiani selezionati, presentati e tradotti in rumeno da  Eliza Macadan per Editura Eikon di Bucarest.

Alma SPINA – Un inedito

Sarebbe oltremodo osceno
se tu ora bussassi alla mia porta
e dicessi: – spogliami, sono un cane
abbandonato dai rifiuti – se mi dicessi
ancora – cara, spalancami le ossa
di cerva e scarpina piano il Monviso
fino al ventre. Sarebbe così osceno
se bestia mi parlassi del Gange
(scorre duemilacinquecentodieci
chilometri in lunghezza verticale
dalle tue gambe ossute magre)
scale saliranno alzate – ma ora taci
e oltraggiami la mente di parole
e dissetami sfamami guardami
e certamente tracotante e oltremodo
insolente ancora sarebbe se ti dicessi
svelami e levami il peso di sopra
e fammi megera fammi cerbiatta
fatti vecchio conoscitore di arti
di corpi di steli di grano di sorti
fammi odorare i morti dammi
i tuoi bianchi abiti sporchi
da lavare – dammeli! e poi
inchinami al tuo altare di lecci
veniamo di unghie gli specchi
col rosario aduliamo i risorti;
ma restiamo a terra (tacciamo)
che l’oscenità si faccia ramo
d’ulivo certezza di un’altra nottata
spenta e senza – mattina
senza penitenza.

©Inedito

© Alma Spina

Alma Spina (Savona, 1991) vive e lavora a Genova. Dopo gli studi classici, intraprende un percorso teatrale che la porterà ad approfondire il teatro sperimentale dei maestri degli anni Sessanta e la performance contemporanea. Attualmente frequenta la magistrale in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Genova, dove ha modo di studiare la lingua e la poesia da un punto di vista tecnico e storico – con particolare riferimento al panorama genovese. Pubblica la sua prima silloge poetica a marzo del 2018 con Eretica Edizioni. I suoi testi appaiono su Parte del discorso, Neutopia e Poesia del Nostro Tempo. È vincitrice del premio di poesia “Anselmo Spiga”. Il suo interesse per la poesia è accademico e indisciplinato allo stesso tempo: ultimamente si sta affezionando in particolar modo alla poesia concreta – ad una struttura altra della lettera, del contenuto e dell’aspetto visivo della poesia stessa.

Flaminia CRUCIANI – Un inedito

È giugno (per il decimo compleanno di Bianca)

 

È giugno

il cielo è un fossato di luce

i predatori stanchi dormono

nei campi di grano

i demoni sono innamorati.

Il brigante commosso dal gelsomino

porta in dono una tartaruga alla vecchia madre

il cadavere è ubriaco e dorme fino all’alba

la morte ha perso la falce

nei bacili d’oro delle ginestre.

È sempre giugno nei tuoi occhi verdemarrone

dove poso il senso del mio uragano

sai, anch’io mi perdo

infinitamente più di te

nelle mie spalle eremite

nei versi che tirano dadi truccati

ma tutto accade amore

e come dice la luce

la vita è imminente

e tu nasci ogni giorno

infinitamente più di me

nel tuo stelo arboreo

con coraggio cammini e ridi

nel frutteto impastato di sole

sull’Appia antica dove continuiamo a giocare

a caccia al tesoro con Babbo Natale.

Non ridimensionare il volo della tua rondine

sottraiti alle aspettative

non perdere te stessa

segui la tua vertigine.

Verrò io a visitarti a capo chino

come si entra in un bosco sacro

imparerò il sangue alato del solstizio

e m’insegnerai i canti dei tuoi nidi.

L’amore non fa domande.

Il tuo nome è una preghiera

non me ne ero mai accorta.

© Inedito

© Flaminia Cruciani

Flaminia Cruciani, nata a Roma, è dottore di ricerca in Archeologia Orientale e poetessa. Per lunghi anni è stata membro della “Missione archeologica italiana a Ebla” in Siria. Nel 2008 ha pubblicato Sorso di Notte Potabile, ed. LietoColle e nel 2015 Lapidarium, ed. Puntoacapo. Semiotica del male, edito da Campanotto, è del 2016, mentre del 2017 è Piano di evacuazione, Samuele Editore. Chora, un libro scritto a due mani con Ilaria Caffio, con la prefazione di Carlo Pasi, Spagine edizioni, Fondo Verri è uscito nel 2018. Sempre del 2018 è la sua antologia We were silent in the same language, con la prefazione di Marco Sonzogni, pubblicata da Gradiva Publications, New York. Il suo ultimo libro è Lezioni di immortalità, collana “Strade blu”, Mondadori 2018. Suoi testi poetici sono stati tradotti in inglese, francese, spagnolo, bulgaro, coreano, mandarino, arabo e rumeno e sono presenti in diverse antologie straniere. È regolarmente invitata ai più importanti festival internazionali di poesia in tutto il mondo. Lo scorso luglio ha partecipato al 28th Medellin International Poetry Festival in Colombia. È tra i fondatori e gli ideatori del movimento culturale “Poetry and Discovery”. È membro dell’Académie Européenne des Sciences, des Arts et des Lettres di Parigi.