Milo De Angelis: Essere trovati

Se uno ha visto                                                                                              

vuole tornare con ciò che è regalato nella storia

quando l’acqua in segreto diceva

che ci sarà una grande gioia all’inizio:

l’infanzia è più tardi

è quasi al termine, è la stanchezza della mammella

già piena d’ira e di calcolo

su quello che può dare.

 

(da “Somiglianze”, 1976)

 

 

 

 

 

 

 

A fi găsiți

 

Dacă unul a văzut                                                                                             

vrea să se întoarcă cu ceea ce este dăruit în poveste

când apa în secret spunea

că va fi o mare bucurie la început:

copilăria e mai târziu

e aproape la sfârșit, este oboseala mamelei

deja pline de mânie și de calcul

asupra a ceea ce poate da.

(trad. in romeno Marin Mincu, in “Poeți italieni di secolul XX”, Ed. CR, 1988)

Remo Pagnanelli

con la freddezza del bambino ritualistico                                                      

assiste, nella veranda sulla spiaggia, all’ora

del tè giunta sino a noi, allietata dal passaggio

di limpidi cigni che tingono le acque malinconiche

con becchi fioriti di tiglio…………………………………………….

 

C’è un’eclisse tesa e ostile, per nulla impensierita

dalla caligine dei bicchieri e dal torpore iemale

(astronavi e piramidi s’alzano come montagne sacre)

 

Preparativi per la villeggiatura, Ed. Amadeus, 1988

Francesca Serragnoli, din volumul “Aprile di là”, LietoColle, 2016

Când începem să râdem?                                                                   aprile

Ceața acoperă casa cu liniște

nu știmdezlegăm nodurile

să ne uităm la pereți ca la pânzele cele mai albe.

Noaptea revărsată

cu orele ei scurte

zguduie zăvorul.

Fiecare respirație e un steag

alb fluturat în fața lui Dumnezeu.

***
Proaspătul aproape primăvăratic

se așază ca o față de masă

rîd când rămâi nemișcat

iar tu faci mișcarea pinguinului
te învârți pe loc
ca o planetă în agonie
sau o bucurie care își joacă asul
între mine și univers.
***
Sub ochii mei
sub o eșarfă
de lână Istanbul
liberă străzile ca
dungi ușoare de apă
transportată de fiecare izbucnire
sunet, vaiet
eram lumina arsă
infinitul stins al unei vieți
poposit în canal ca o frunză
eram masa de Crăciun a săracilor
din mine mâncam darul vederii
beam sticle de aproape noapte
pieptul plin, aerul în bucăți
ca o insectă cu burta în sus
observam albastrul
lăsam orice mișcare să moară
și luminile nasturii
descheiați pe pieptul întunecat
atingeam zidurile
ca pe o față de bărbat
cu lumina iute care se lungește
în noapte, acum.
Și nimeni nu va opri minunatul apus.

Francesca Serragnoli s-a născut în 1972 la Bologna, are o licență în Litere Moderne, a lucrat la Centrul de Poezie Contemporană al Universității di  Bologna iar actualmente face parte din conducerea acestui departament. Primul său volum de poezii, “Il fianco dove appoggiare un figlio” a fost publicat în 2003 la Ed. Poeti di clanDestino și a primit Premiul Camaiore pentru debut. Cel de-al doilea volum, “Il rubino del martedì”, publicat de Raffaelli Editore, a fost nominalizat la câteva premii și a primit Premiul Alpi Apuane ex equo în 2010. Poeziile sale sunt prezente în câteva antologii  îngrijite de nume de notorietate ale criticii italiene de poezie. În anul 2014, zece poeme i-au fost incluse în antologia de poezie italiană contemporană ”Mâna scrie sunetul”, publicată de Editura Eikon. Poeziile traduse pentru ”Limes Litere” fac parte din cel mai recent volum al autoarei, „Aprile di là”, LietoColle, 2016.

Elio Scarciglia: Tre valli, uno sguardo, Terra d’ulivi Edizioni, 2016

copertina-elio“(…) Ho voluto accanto alcuni amici, presenti con i loro testi, nella prefazione, all’inizio delle sezioni e alla fine di quest’opera; l’interno del libro rimane appositamente senza parole poiché il silenzio della montagna e dei suoi boschi è un tacere composto dai suoni e dai rumori della natura stessa.”

Elio Scarciglia

 

“(…) Saremmo quasi indotti a credere di essere stanchi della complessità del nostro tempo, dei ghirigori sconfinati degli hinterland, delle province di calcestruzzi e plastiche e laminati. E proprio nessuno potrebbe darci torto. Ma non è ciò che Elio Scarciglia ci ha detto. in questi cortilli come nelle pietre squadrate dei muri, nelle rare grottesche, nell’intervallo tra radure e boschi, tra sorgenti e alvei, c’è il segno di saperi tanto ribaditi quanto quelli apparentemente lievi e lirici degli elementi. Tra aria e acqua, tra pietra e luce, senza possibilità di equivoci, ci sono erudizione, eredità e tecnica. Esattamente come nella camera oscura che le ha fatte rivivere”.

dalla prefazione di Marco Conti

 

Eredità

(…) noi siamo a valle

sedimenti del tempo  soffi di voce

i tetti vibrano appena

all’ombra di chiome rosse

(ma noi abbiamo il potere

di riscaldare l’aria con l’amore

fino a calor bianco)

e questa luce

che sommerge d’ipercromia

e il nitore di neve sulle cime

fremito d’angeli nascosti

mentre gli alberi tengono il conto dei giorni

ecco un oggi-frutto  un domani-gemma

i tanti ieri-foglie cadute

 

(le nervature replicheranno in terra

Il loro stampo invisibile)

 

mentre arrossa la montagna

batte il cuore del mondo

l’aria schiumeggia  nel torrente

sembra dipinta

Annamaria Ferramosca

Mia LECOMTE: Al museo delle relazioni interrotte, LietoColle, 2016

Imboscata

(Lugano, Riva Paradiso)

                                         à mon papamia-lecomte-al-museo-delle-relazioni-interrotte-copertinapiatta

Le ossa le hanno frantumate per ultime

sono stati impegnati forni e torchi

contro la tua più intima ipotesi refrattaria

dai piedi poi ti hanno rovesciato nell’urna

versato a testa in giù come un pesce-clessidra

oltre il foro lungo un unico peso sottile

la tua urna è un animale di trucioli

chiodo a chiodo è stata progettata per questo

simulare silenziosa un gigantesco nitrito

sul ripiano a scacchiera della tua libreria

per tenere nascosta nel legno la cenere

in armi chiusa in pancia

agguerrita la poesia nel cavallo

spodesta ancora la stanza

mia_lecomteMia Lecomte vive tra Roma e Parigi. Poeta, autrice di narrativa, di testi per l’infanzia e di teatro, tra le sue pubblicazioni più recenti si ricordano la raccolta poetica Intanto il tempo  (La Vita felice 2012) e il volume di racconti Cronache da un’impossibilità (Quarup 2015). Svolge attività critica ed editoriale nell’ambito della comparatistica e in particolare della letteratura transnazionale italofonona. Collabora all’edizione italiana de “Le Monde Diplomatique”. E’ ideatrice e membro della Compagnia delle poete: http://www.compagniadellepoete.com

Martina Germani Riccardi: Le cose possibili, InternoPoesia, 2016

Invito alla lettura

“Martina Germani Riccardi canta la sorpresa dell’essere, del sentire, dello stare insieme alle cose del mondo. La sua è una scrittura che genera, dove tra sbalzi e tuffi in profondità, ogni cosa diviene specchio dell’interno con l’esterno, del niente con il tutto, dell’universo con se stessa. Con grazia e leggerezza Martina ci porta alla continua ricerca della matrice, dell’attimo che tiene dentro tutto il tempo. E lo fa senza orpelli concettuali o filosofici, come un piccolo oracolo pop rock, con una voce contemporanea e fresca, che chiama la vita e mette a fuoco ogni dettaglio del giorno.  In questo canzoniere del bene c’è una sincerità senza veli, una semplicità mai macchiata dalla retorica, ogni trovata non è mai fine a se stessa, in ogni piccolo gioco batte il gioco grande della vita con le sue passioni e i suoi dolori, con le mancanze e le conquiste…”

dalla prefazione di Valerio Grutt

La nota biografica dell’autrice e una presentazione del progetto si trovano al seguente link:

https://www.produzionidalbasso.com/project/le-cose-possibili/

Le cose possibili

gli altri mi entrano ed escono dal cappuccio
senza riuscire a prendermi
senza trovarmi, mentre
sto correndo
forte, fino
a toccare acqua
per lasciar nuotare un biglietto
libero
che dice
io ti voglio
tra le cose possibili

*
madre nel senso di madre
se scrivo di te, non so che verbi usare.
li trovo e li perdo
mi trovo e mi prendo
la vita che mi hai dato.
tu continua a cercare
quello che stai cercando.
potremmo tornare solo quando
avrai fatto pace
*
ti ho persa cento volte.
con un dolore moltiplicato
che canta
nel silenzio.
e le risposte
mancate per sempre.
buttate nel mare che ci piaceva tanto
e tanto abbiamo cercato.
ti ho persa senza odio e senza
farlo apposta.
tu dici le circostanze
io dico le persone, dico
non mi assolvo mai.
vorrei le prove
le tracce
dell’amore, le molliche
del pane che abbiamo fatto
e fatto finire