Daniela PERICONE, Distratte le mani, Coup d’idée, 2017

“Si attraversano così le pagine di questo libro, ci si muove negli spazi e nelle architetture di versi e di testi entro cui i fonemi si richiamano tra di loro, i concetti s’accampano per variazioni di suono e virate d’idee, e questo in presenza di una rattenuta tensione, di una prossimità vertiginosa (e, appunto, coraggiosa) alla fiamma e al magma, di una contiguità al pericolo e al precipizio. (…) Lontanissima dalle retoriche intorno al corpo o alla femminilità, così come da quelle confessionali e psicologistiche, la poetessa reggina continua una ricerca esigente con sé stessa e con il lettore, attenta ai valori della lingua e alla sua capacità pressoché inesauribile di generare senso, ma anche di farlo deflagrare (…)”.

dalla postfazione di Antonio Devicienti

 

 

La luna

è l’occhio del ciclone

al punto esatto di fusione

elianti trasmutati in asfodeli

esorbitano a sciami

scontornano

il candore di fiamma

che l’imbianca

lascivia di mille occhi

disumani che stringe a sé

strappando il primato al sole

– le onde di attrazione

stremano più del fuoco.

 

***

 

ora vado a sparire, vi lascio dire fare

parlare, mi lascio stordire, voi lasciatemi

stare, io per me non sono niente, né voi

siete niente niente per me – un treno

m’è caduto ai piedi, no sono io caduta

da un treno, io ho deragliato, ho tirato

su il fiato, su l’ho tirato, giù mi tiro

giù, fuori tiro da tutti, fuori da tutti i furori

fuori di me fuori

 

***

 

Cammini quieto ai ritorni

che portano in seno

una sola tristezza, di fiume

che vegli lontano. Ascolta,

non è strano che dicano inverni

dispersi nel buio i lampioni

le foglie – consola sostare al di qua

degli sguardi, e andare placati

e oscurarsi – a pochi è data fortuna

di uguali parole, un dono la neve

nel cupo dei suoni – breve carezza

che salda al silenzio per quanto

ne dolga l’assenza. Poi l’ombra oscilla

una mano da un luogo non dentro

non fuori – soffitto alle fughe

sempre lì dove in raffiche

piove un tepore se tremo

a un richiamo mio tuo.

 

Daniele Pericone è nata nel 1961 a Reggio Calabria. Ha pubblicato “Passo di giaguaro”, Edizioni Il Gabbiano 2000, “Aria di ventura”, Book Editore 2005, “Il caso e la ragione”, Book Editore 2010, “L’inciampo”, L’arcolaio 2015 e “Distratte le mani”, Coup d’idée Edizioni 2017.  Cura eventi culturali, è autrice e interprete di letture sceniche, collabora con riviste di cultura e letteratura. Alcune sue poesie tratte da “L’inciampo” sono state tradotte in  romeno e pubblicate nella rivista “Poezia” di Iasi (Romania). Daniela Pericone è tra i 22 poeti pubblicati nel volume antologico “Lido” – poezie italiană contemporană, uscito nel 2018 presso Editura Eikon di Bucarest.

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Giovanni IBELLO, Turbative siderali, Terra d’Ulivi Edizioni, 2016

“Prende corpo dunque un linguaggio che vive nella tensione degli opposti, sospeso fra gli angoli acuti dell’asprezza (“la bocca ad asciugare la tua fica”) e i momenti in cui invece la dolcezza si fa estrema e totalizzante (“misuriamo le distanze coi respiri”), un linguaggio che scava in questa terra di nessuno con l’intenzione di renderla una terra nostra dove cercare una possibile realizzazione.”                                                

dalla postfazione di Francesco Tomada

 

Non scrivo di silenzio, ma di vuoto.

Scrivo dell’acqua mentre scola

in un reticolo di nodi e feritoie.

Perché è sempre un discorso

sul venire meno

sul recalcitrare delle ore,

la canzonatoria

delle parole.

 

Penso al mare sfigurato

dalle scie dei mercantili

cinesi.

 

*

Il tuorlo magmatico dell’alba

si sgretola nei cardi.

E’ questo il destino dei corpi:

le amnesie lunari

la lesione tellurica del buio.

Mai nessuno

ci ha chiesto di essere vivi.

 

*

E’ immorale

la bellezza che ci rende soli

e il silenzio più lungo

è sempre quello

che viene infranto

nel momento sbagliato.

 

“Lasciami andare”

mi hai detto.

“Lasciami andare.

Come si lasciano andare i morti”.

 

Giovanni IBELLO è nato a Napoli nel 1989. Laureato in giurisprudenza alla Federico II, lavora presso uno studio legale che si occupa di diritto civile. Dal 2012 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania (elenco pubblicisti). Scrive regolarmente di calcio, collabora con “Words Social Forum” e con il Blog di Poesia della RAI.

Turbative siderali è la sua opera prima.

Michele Joshua MAGGINI, ESODO, ’round midnight edizioni, 2017

“Maggini traccia l’epica del poeta, quasi uno scavo archeologico nella sua figura, la ricerca di direzione, la necessità di religione, un credo in cui la poesia è preghiera, i santi somigliano più agli eroi, compagni di viaggio, dive e madonne carnali, padri sperduti, ritrovati (…) C’è ananke, rabbia santa, in quest’opera granitica, un talento indiscusso.”

dalla prefazione di Riccardo Frolloni                                                                             

 

 

In te vedo che ogni parvenza si sperde

di traccia umana e scompare.

Pure noi si è poco più che sgretolarsi di polvere.

 

Qui noi ombre ci cerchiamo per darci

una voce e non domandiamo perché una

mano ponga solo che fine.

**

Proemio II / Fine

 

L’Esodo è stato questo mare:

dal silenzio ai nomi,

dai nomi al silenzio.

 

E’ un passato che si frantima e si speza

tra le tempie. E’ un passato che ritorna e non si

[compie.

Mare, solo mare, solo questo significato. E’ stato

[questo

l’Esodo: essere il viaggio, dalla cellula al nulla

[dal nulla

al nucleo, da un nome all’altro

di ciascuno di voi, preparare la sconfita

perché noi ultimi siamo chi ricorda, siamo chi

[non avrà

capitolo ma una voce. Mare, solo mare (urla

[mare mare

mare fino a diventare mare). Vi canto,

muse mortali, come l’uomo fece a sua immagine

[e somiglianza la materia, i circuiti.

L’Esodo è pure un assedio ad una terra

promessa, è verbo che rimane verbo, verbo che

[infine si incarna

s’immateria e non è mare che ritorna in sé,

[persa la riva,

ma un presente che muore quando si rigenera.

 

“Se è un eroe, non tornerà.

Saprà che ogni terra è promessa”.

 

L’Esodo non è stato questo

perché è e non ha fine.

Michele Joshua Maggini è nato a Jesi nel 1996. Studia lettere moderne presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Collabora con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna e scrive per “Midnight”. Esodo è la sua opera prima, vincitrice del concorso “Poié – le parole sono importanti” di Gallipoli.

 

 

Milo De Angelis: Essere trovati

Se uno ha visto                                                                                              

vuole tornare con ciò che è regalato nella storia

quando l’acqua in segreto diceva

che ci sarà una grande gioia all’inizio:

l’infanzia è più tardi

è quasi al termine, è la stanchezza della mammella

già piena d’ira e di calcolo

su quello che può dare.

 

(da “Somiglianze”, 1976)

 

 

 

 

 

 

 

A fi găsiți

 

Dacă unul a văzut                                                                                             

vrea să se întoarcă cu ceea ce este dăruit în poveste

când apa în secret spunea

că va fi o mare bucurie la început:

copilăria e mai târziu

e aproape la sfârșit, este oboseala mamelei

deja pline de mânie și de calcul

asupra a ceea ce poate da.

(trad. in romeno Marin Mincu, in “Poeți italieni di secolul XX”, Ed. CR, 1988)

Remo Pagnanelli

con la freddezza del bambino ritualistico                                                      

assiste, nella veranda sulla spiaggia, all’ora

del tè giunta sino a noi, allietata dal passaggio

di limpidi cigni che tingono le acque malinconiche

con becchi fioriti di tiglio…………………………………………….

 

C’è un’eclisse tesa e ostile, per nulla impensierita

dalla caligine dei bicchieri e dal torpore iemale

(astronavi e piramidi s’alzano come montagne sacre)

 

Preparativi per la villeggiatura, Ed. Amadeus, 1988

Riccardo Campion, Geografie Private, Puntoacapo, 2016

Zuzu

pentru Agnese                                                              

 

Și-mi vorbești  îmi vorbești dar limba ta

e un consonantic labirintic misteric flaut

eu înțeleg doar un pergament înfășurat

o scriere filamentoasă și plată

un refugiu practic transparent

 

Și-mi spui de o uriașă neexprimată uimire

de pământuri aspre de mese puse

de nume bine alese de atenții

și rețete preferate

 

Noi am fost o eră infinită

un meridian aparte o paralelă

rezervată pentru folosinta și consumul nostru

o casă densă și nocturnă unde

totul era ușor totul era acolo

și zicea ia-mă

acele împunsături trecătoare

acele clipe dilatate

acele voci familiare și răgușite

acel a te simți furnică într-o pâine

caldă și benignă

 

 

Dincolo de jug

 

Și simți strălucirea îndepărtată o simți

în șuieratul care urcă scurt și clar

în oboseala care locuiește orice frunză orice brazdă de pământ

în bufnitura surdă a toporului

 

Simți suflul care emană

dintr-un element chimic necunoscut

adus de pădure

de dincolo de după jug de după munte

dincolo de după moarte

 

 

Prima zi după operație

 

Iubitul meu oraș e plin de șobolani

iar eu sunt pe un pat de spital

 

Ies pe la colțuri de unde se lucrează la drumuri din intunericul

obloanelor și mă gândesc cum aici

studiam cândva

 

În noaptea asta bunicul meu mort în optzeci și cinci

era persoana cea mai aproape de mine

îi auzeam vocea pământie îl întrezăream

desprinzându-se de un perete și așezându-mi-se alături

 

Familia mea a explodat în diverse continente

și am obosit să mă chinui

dacă cine a crescut odată cu mine nu-mi vorbește

dacă craniul meu e crestat și subțire

ca un papirus ca Chile pe atlas

 

Mă gândesc la cine a fost aici înaintea mea

fețe păr mâini corpuri

degradate în mirosul dezinfectantului în haloul

lampioanelor de la fereastră

 

Și vecinul de pat de casă de tejghea

poate doar să-ți surâdă părtaș

și mergem mai departe

trad. Eliza Macadan

 

Riccardo Campion s-a născut la Alessandria în 1966, a studiat literatura rusă și poloneză la Universitatea din Genova este expert în Relații Internaționale. Se ocupă cu precădere de spațiul slav. Traduce din limbile poloneză și bulgară pentru reviste literare italiene.Poeziile traduse pentru Limes Litere fac parte din volumul de debut ”Geografie private”, Puntoacapo, 2016.